Annullamento in autotutela per falsa rappresentazione dei luoghi: tesi restrittiva del C.g.a.

Aspra, Bagheria - Foto di Emilia Machì

L’Amministrazione comunale adottava un provvedimento di autotutela (segnatamente di annullamento d’ufficio della concessione in sanatoria n. 6 del 2013) avendo riscontrato specifici vizi di legittimità del titolo edilizio, primo fra tutti una asserita divergenza tra gli elaborati grafici prodotti a corredo dell’istanza degli odierni appellanti e la situazione reale dei luoghi.

L’interessato impugnava l’atto e la questione giungeva al C.g.a. (sentenza n. 273/2024) che ha dato ragione al privato.

E’ stata ritenuta fondata la doglianza di violazione dell’art. 21-nonies della legge n. 241 del 1990, sia in punto di rispetto del termine massimo imposto dalla disposizione per l’esercizio del potere di autotutela (il provvedimento risulta adottato dopo circa tre anni dal rilascio della concessione in sanatoria), sia per quanto concerne l’obbligo imposto dalla norma a carico dell’Amministrazione procedente di motivare specificamente, oltre che relativamente alle singole cause di illegittimità che affliggono l’atto, in ordine all’interesse pubblico al ritiro nonché alla sua prevalenza sugli interessi antagonisti dei privati in capo ai quali siano stati ingenerati, anche in virtù del tempo trascorso, legittimi affidamenti alla conservazione dell’atto amministrativo e dei vantaggi da esso scaturenti.

Queste obbligatorie valutazioni non emergevano dalla motivazione del provvedimento e risultavano pertanto completamente omesse dall’Amministrazione.

I Giudici hanno ricordato che, secondo l’insegnamento dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 8 del 2017, “l’annullamento d’ufficio di un titolo edilizio anche in sanatoria, intervenuto ad una distanza temporale considerevole dal titolo medesimo, deve essere motivato in relazione alla sussistenza di un interesse pubblico concreto e attuale all’adozione dell’atto di ritiro, tenuto conto degli interessi dei privati destinatari del provvedimento sfavorevole, non potendosi predicare in via generale la sussistenza di un interesse pubblico in re ipsa alla rimozione in autotutela di tale atto“.

La decisione è rilevante perchè prende posizione (a favore del privato) in ordine alla necessità di ben ponderare l’interesse pubblico anche nel caso in cui viene contestata una falsa rappresentazione dei fatti.

La questione non è scontata: altre decisioni hanno affermato al contrario che in questi casi la lesione dell’interesse pubblico sia strutturalmente presente.

Avv. Vittorio Fiasconaro


Vittorio Fiasconaro

Di Vittorio Fiasconaro

Laureato nel 1991, consegue il dottorato di ricerca in Filosofia del Diritto nel 1997. Nel 1994 si iscrive all’Albo. Dal 1996 al 2007 dirige, dopo aver vinto il concorso, l’Ufficio Legale del Comune di Pantelleria (TP) e poi quello del Comune di Bagheria (PA). Dal 2004 al 2011 insegna Diritto Amministrativo e Diritto Processuale Amministrativo alla Scuola Sant’Alfonso di Palermo. Nel 2009 si iscrive all’Albo degli avvocati esercenti innanzi alla Corte di Cassazione. Oggi fa parte del Foro di Termini Imerese. Ha al suo attivo centinaia di giudizi in cui si e’ costituito dinanzi alla Giurisdizione Amministrativa. Nel 2022 ha conseguito il perfezionamento in "Diritto del Paesaggio" presso l'Università di Padova.