Mutamento destinazione d’uso da agricola a commerciale: come si calcola l’oblazione

Foto di Emilia Machì

La sentenza n. 821/2024 del Tar Palermo contiene rilevanti chiarimenti in ordine al mutamento di destinazione d’uso, da agricola a commerciale, e al calcolo dell’oblazione.

I fatti

Un cittadino presentava una istanza di condono, ai sensi dell’art. 39 della L. 724/1994, per mutamento di destinazione d’uso senza realizzazione di opere, da agricolo a commerciale, calcolando l’oblazione in £ 5.000.000 come previsto dall’art. 39, comma 5°, L. n. 724 del 1994 relativamente alle tipologie 4, 5 e 6 della tabella A di cui alla L. n. 47 del 1985.

Il Comune esprimeva parere favorevole e con successiva delibera rideterminava l’importo dell’oblazione sulla base della tipologia 3 di cui alla predetta tabella allegata alla L. n. 47 del 1985, ammontante ad € 100.539,99.

Quest’ultima determina veniva impugnata.

La posizione del Tar Palermo

L’abuso edilizio oggetto dell’istanza di condono è il mutamento – senza opere – della destinazione d’uso da agricola a commerciale di un fabbricato originariamente regolarmente assentito e realizzato per la destinazione agricola.

Sul punto è sufficiente richiamare l’autorevole precedente rappresentato dalla sentenza n. 2781 del 27 aprile 2020 del C.G.A.R.S. secondo cui “rientrano nella tipologia n. 4 della tabella allegata alla l. 28 febbraio 1985 n. 47 tutti i mutamenti di destinazione d’uso che, a prescindere dalla realizzazione o meno di opere, circostanza come visto irrilevante a tal fine in virtù della citata L. n. 662 del 1996, non comportino aumenti della cubatura rispetto alla volumetria assentita con la licenza o la concessione. Diversamente, laddove l’opera abusiva abbia determinato un aumento di cubatura la misura dell’oblazione dovrà essere determinata secondo i criteri di cui alla tipologia n. 1”.

Come si determina l’oblazione?

Ai fini della determinazione della misura dell’oblazione da corrispondere per l’abuso edilizio e il conseguimento della concessione in sanatoria, se le opere realizzate in difformità dalla concessione hanno determinato il mutamento della destinazione d’uso, si applica il solo punto 4 della tabella (cfr. Consiglio di Stato, sez. IV, 28 dicembre 2017, n. 6121).

Si aggiunga altresì che «Per effetto dell’art. 2, comma 53, della l. 23 dicembre 1996, n. 662 è stata approvata un’interpretazione autentica, tale quindi da retroagire agli effetti sia del condono edilizio originariamente previsto dall’art. 31 e ss. della l. 47 del 1985, sia del susseguente condono edilizio previsto dall’art. 39 della l. 23 dicembre 1994, n. 724 che di fatto ne ha riaperto procedure e termini mediante l’applicazione delle medesime disposizioni, nel senso che “la tipologia di abuso di cui al numero 4 della tabella allegata alla legge 28 febbraio 1985, n. 47, deve intendersi applicabile anche agli abusi consistenti in mutamenti di destinazione d’uso eseguiti senza opere edilizie”» (Cons. Stato, sez. II, 9 giugno 2020, n. 3667).

Conclusioni

Nel caso di specie è incontestato che il mutamento di destinazione d’uso è avvenuto senza opere; deve evidenziarsi che anche l’eventuale esecuzione di opere interne funzionali al denunciato mutamento di destinazione dell’immobile, non avendo comportato una variazione dei volumi o delle superfici originariamente autorizzate, non può sussumersi nella tipologia 1 invocata dall’amministrazione.

Sul punto non può che richiamarsi un pertinente precedente del Consiglio di Stato su una fattispecie sovrapponibile a quella che ci occupa secondo cui «L’eccezione secondo la quale l’asserita contrarietà delle norme di P.R.G. al mutamento di destinazione posto in essere dalla ricorrente determinerebbe la riconducibilità della fattispecie alla tipologia 1 anziché alla 4 della tabella allegata alla L. 47/1985 è infondata, atteso che la tabella allegata alla L. n. 47.1985 disciplina fattispecie precise e puntualmente determinate in modo tale da non lasciare spazio ad interpretazioni suscettibili di deformare il contenuto della disposizione.

Peraltro, le fattispecie elencate nella tabella citata costituiscono autonome e indipendenti ipotesi di violazione, rispetto alle quali il legislatore ha definito una specifica disciplina che si esaurisce nella casistica descritta dalla norma e il mutamento di destinazione d’uso è stato specificamente indicato nella categoria 4.» (Cons. Stato, sez. II, 26 giugno 2020, n. 4047).

Avv. Antonino Cannizzo


Antonio Cannizzo

Di Antonio Cannizzo

Nasce a Palermo nel 1987 e dopo la maturità Classica si laurea nel 2014 presso l’Università degli studi di Palermo, presentando una tesi dal titolo “Le misure precautelari minorili”. Abilitato all’esercizio della professione di Avvocato è regolarmente iscritto all’Albo del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Termini Imerese ed è Titolare di uno Studio Legale in Bagheria. Nel 2020, insieme all'Avv. Fiasconaro, fonda il blog "Urbanistica in Sicilia". Nel 2021 consegue un master di 1° livello in diritto processuale amministrativo discutendo una tesi dal titolo "Danno da affidamento procedimentale e i profili di giurisdizione". Iscritto all'Associazione degli Avvocati Amministrativisti di Sicilia. Co-Autore del manuale “Abusi Edilizi: accertamento, demolizione e conseguenze economico patrimoniali” edito da Dario Flaccovio Editore. Relatore in molti convegni (cfr. sezione eventi del blog) Ha svolto molti corsi di formazione per la P.A. e per i liberi professionisti in materia di urbanistica ed edilizia regionale