Come motivare l’ordine di demolizione: il vademecum del Tar Catania

Santa Flavia - Foto di Emilia Machì

Una recente sentenza del Tar Catania (n. 373 del 2024) espone i criteri da seguire per motivare correttamente l’ordine di demolizione.

I Giudici ricordano che, se è vero che l’Amministrazione non è tenuta a verificare la sanabilità dell’intervento edilizio prima di emettere l’ordine di demolizione, è altrettanto vero che il provvedimento deve fondarsi su un preciso accertamento istruttorio: la verifica dell’abusività dell’opera e la necessità che la stessa sia assistita da un titolo edilizio.

L’art. 31, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 – nell’imporre al Comune di adottare l’ordine di rimozione e/o di demolizione del manufatto qualora ne sia stata accertata l’esecuzione in assenza di permesso, in totale difformità dal medesimo, ovvero con variazioni essenziali determinate ai sensi dell’art. 32 del medesimo testo normativo – sottende e implica la valutazione di una pluralità di circostanze di fatto e di diritto da parte della P.A. che, tra l’altro, deve appurare:

a) la natura, la consistenza e la tipologia dell’opera così da ricondurla nell’alveo di quelle necessitanti di un titolo edilizio e non già nell’edilizia libera;

b) l’assenza di evidenti indizi di una sua realizzazione in un’epoca in cui non era necessario munirsi di tale titolo autorizzatorio.

L’onere motivazionale in ordine alla contestazione dell’abusività delle opere deve considerarsi inversamente proporzionale alla manifesta evidenza dei predetti presupposti dovendosi considerare, di regola, sufficiente la mera descrizione dell’intervento edilizio qualora già chiaramente sussumibile nell’ambito di operatività dell’art. 31 e 33 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, nel senso ut supra delineato.

Regola motivazionale di autoevidenza dell’abuso per immediata percepibilità giuridica della sua realizzazione senza i titoli previsti dagli artt. 31 e 33 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 che appare conforme all’insegnamento della già citata sentenza dell’Adunanza Plenaria 17 ottobre 2017, n. 9 ove si collega la doverosità e la vincolatività dell’ordine di demolizione all’accertamento della realizzazione di un immobile abusivo e giammai assistito da alcun titolo.

In tale contesto, pertanto, a fronte di interventi edilizi riconducibili all’art. 6 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (siano essi sussumibili nell’ambito dell’edilizia libera “secca” o dell’edilizia libera oggetto di comunicazione) l’onere di motivazione dell’ordinanza di demolizione del Comune deve ritenersi esteso anche ai profili di fatto e di diritto in grado di escluderne la riconducibilità a tale categoria, giacché l’illegittimo avvio dell’attività edilizia soggetta a mera comunicazione implica esclusivamente l’applicazione una sanzione pecuniaria “secca”.

La sentenza ha poi precisato che l’onere di motivazione assume un particolare rilievo nel caso di attività edilizia, asseritamente abusiva per cambio della destinazione d’uso di un locale con conseguente trasformazione dello stesso da vano tecnico non abitabile a volume residenziale abitabile. Il mutamento della destinazione d’uso con opere (strutturale) o senza opera (funzionale) presuppone, in ogni caso, una puntuale descrizione delle opere o degli indici (arredi, impianti, punti luce, ecc.) da cui desumere il passaggio da una categoria urbanistica ad un’altra ex art. 23-ter del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380.

Tale onere motivazionale non contrasta con la regola giurisprudenziale sopraindicata sull’assenza in capo alla P.A. di un onere di verifica della sanabilità dell’intervento edilizio prima di emettere l’ordine di demolizione poiché l’attività assoggettata a CILA non solo è libera ma deve essere “soltanto” conosciuta dall’Amministrazione, affinché essa possa verificare che, effettivamente, le opere progettate importino un modesto impatto sul territorio e non dissimulino interventi edilizi necessitanti di specifica autorizzazione.

Avv. Vittorio Fiasconaro


Vittorio Fiasconaro

Di Vittorio Fiasconaro

Laureato nel 1991, consegue il dottorato di ricerca in Filosofia del Diritto nel 1997. Nel 1994 si iscrive all’Albo. Dal 1996 al 2007 dirige, dopo aver vinto il concorso, l’Ufficio Legale del Comune di Pantelleria (TP) e poi quello del Comune di Bagheria (PA). Dal 2004 al 2011 insegna Diritto Amministrativo e Diritto Processuale Amministrativo alla Scuola Sant’Alfonso di Palermo. Nel 2009 si iscrive all’Albo degli avvocati esercenti innanzi alla Corte di Cassazione. Oggi fa parte del Foro di Termini Imerese. Ha al suo attivo centinaia di giudizi in cui si e’ costituito dinanzi alla Giurisdizione Amministrativa. Nel 2022 ha conseguito il perfezionamento in "Diritto del Paesaggio" presso l'Università di Padova.