Condono edilizio e silenzio assenso

Santa Flavia - Foto di Massimo Tarantino

Il decorso del tempo configura (automaticamente) la formazione di silenzio assenso sulla richiesta di condono? Il Tar Catania, in una recente sentenza ( 3888 del 21.12.2023), si sofferma su tale questione precisando quanto segue.

A quali condizioni si forma il silenzio assenso?

Occorre, infatti, ricordare che (cfr., ex multis, TAR Catania, 2023, n. 1972/23 cit.), in materia edilizia, il silenzio assenso costituisce uno strumento di semplificazione amministrativa e non già di liberalizzazione, con la conseguenza che la formazione del titolo abilitativo per silentium non si perfeziona con il mero decorrere del tempo, ma richiede la contestuale presenza di tutte le condizioni, i requisiti e i presupposti richiesti dalla legge per il rilascio del titolo stesso.

Pertanto, la formazione del silenzio assenso è esclusa allorché l’istanza di condono non possegga i requisiti sostanziali per il suo accoglimento (Cons. di Stato, sez. IV, 20 agosto 2020, n. 5156; Id.; 24 gennaio 2020, n. 569; Id.; 7 gennaio 2019, n. 113; Cons. giust. amm. Sicilia sez. giurisd., 10 ottobre 2022, n.1018).

I requisiti soggettivi ed oggettivi – La questione del 150 metri dalla battigia

Consolidato orientamento interpretativo evidenzia l’impossibilità di conseguire alcun titolo tacito in assenza dei requisiti soggettivi e oggettivi richiesti per la condonabilità dell’opera: invero, non può legittimamente formarsi il silenzio-assenso sulla domanda di condono edilizio relativamente ad opere che siano state realizzate in contrasto con vincoli di inedificabilità assoluta (con specifico riferimento all’ipotesi in cui, appunto, come nel caso di specie, le opere realizzate abusivamente ricadano nella fascia dei 150 metri dalla battigia (cfr. C.G.A.R.S., Ad. Sez. Riun., 12 luglio 2021, n. 236; nonché, più di recente, T.A.R. Palermo, sez. II, 2 agosto 2023, n. 2583).

Il vincolo di inedificabilità assoluta ex art. 15 l.r. 78/1976

Il comma sedicesimo dell’art. 26 della legge regionale 10 agosto 1985, n. 37 esclude espressamente che possa formarsi il silenzio assenso sulle istanze di condono “nei casi di insanabilità di cui al decimo comma” dell’art. 23 e cioè nelle ipotesi in cui le opere abusivamente realizzate ricadano nella fascia d’inedificabilità assoluta dei 150 metri dalla battigia.

Il diniego del condono trasmesso dopo anni…

Ciò posto, il comportamento del Comune, anche per il lungo tempo trascorso dal momento della presentazione della domanda di condono al momento in cui sono intervenuti prima il provvedimento di diniego e poi l’ordine di demolizione, non è idoneo a radicare in capo alla parte interessata alla sanatoria un legittimo affidamento sulla favorevole conclusione del procedimento attivato (cfr. T.A.R. Catania, sez. I, 4 aprile 2022, n. 962; Consiglio di Stato, sez. VI, 8 aprile 2019, n. 2292).

Il principio in questione non ammette deroghe neppure nell’ipotesi in cui l’ingiunzione di demolizione intervenga a distanza di tempo dalla realizzazione dell’abuso, il titolare attuale non sia responsabile dell’abuso e il trasferimento non denoti intenti elusivi dell’onere di ripristino (cfr. Cons. Stato, Ad. Plen., 17 ottobre 2017, n. 9).

Si tratta di orientamento anche più di recente ribadito da condivisa giurisprudenza d’appello (cfr., ex plurimis, cit. Cons. Stato, sez. II, 3 febbraio 2021, n. 980; Cons. Stato, sez. VI, 30 novembre 2020, n. 7546) e di prime cure (cfr., ex plurimis, T.A.R. Napoli, sez. IV, 22 febbraio 2021, n. 1140; T.A.R. Salerno, sez. II, 5 febbraio 2021, n. 335).

Conclusioni

Va concluso, quindi, che la tardiva definizione del procedimento di condono non è, di per sé, causa di illegittimità del provvedimento finale, seppur tardivo.

La Corte costituzionale ha ancora di recente chiarito che il decorso del termine di cui all’art. 2, L. n. 241/1990 non comporta alcuna decadenza nell’esercizio del potere (Corte cost., 12 luglio 2021, n. 151). Ciò è coerente con il costante insegnamento della giurisprudenza amministrativa che, proprio con riguardo a dinieghi di condono tardivi evidenzia che “(…) alla violazione del termine finale di un procedimento amministrativo non consegue l’illegittimità dell’atto tardivo – salvo che il termine sia qualificato perentorio dalla legge, trattandosi di una regola di comportamento e non di validità.

L’art. 2-bis della legge sul procedimento, infatti, correla all’inosservanza del termine finale conseguenze significative sul piano della responsabilità dell’Amministrazione, ma non include, tra le conseguenze giuridiche del ritardo, profili afferenti la stessa legittimità dell’atto tardivamente adottato (…)” (Consiglio di Stato, sez. VI, 22 febbraio 2018, n. 1123).

Avv. Antonino Cannizzo


Antonio Cannizzo

Di Antonio Cannizzo

Nasce a Palermo nel 1987 e dopo la maturità Classica si laurea nel 2014 presso l’università degli studi di Palermo, presentando una tesi dal titolo “Le misure precautelari minorili”. Abilitato all’esercizio della professione di Avvocato è regolarmente iscritto all’Albo del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Termini Imerese ed è Titolare di uno Studio Legale in Bagheria. Nel 2020, insieme all'Avv. Fiasconaro, fonda il blog "Urbanistica in Sicilia". Nel 2021 consegue un master di 1° livello in diritto processuale amministrativo discutendo una tesi dal titolo "Danno da affidamento procedimentale e i profili di giurisdizione".