Data di ultimazione e dichiarazione del tecnico: l’onere della prova per il condono

Lipari

Possono la dichiarazione del tecnico attestante l’ultimazione dei lavori e la documentazione attestante la richiesta del collaudo valere quale prova della ultimazione delle opere, ai fini della verifica del rispetto del termine per accedere al condono ?
Secondo il C.g.a., sì (sentenza n. 287/2024).
E’ noto che la legislazione sul condono pone a carico del richiedente l’onere di provare l’ultimazione delle opere (nella specie che occupa art. 39 l. n. 724 del 1994), non essendo sufficiente la dichiarazione sostitutiva di atto notorio, tuttavia la pubblica Amministrazione può sempre verificare la veridicità di quanto indicato nella dichiarazione sostitutiva per l’ultimazione opere corredata dai vari documenti ed elementi comprovanti tale circostanza. Circa il regime dell’onere della prova relativamente alla ultimazione dei lavori entro il termine previsto dalla legge per accedere al condono, la giurisprudenza è orientata nel senso che incombe su chi richiede di beneficiare di un condono edilizio l’onere di provare che l’opera è stata realizzata in epoca utile, in quanto, mentre l’Amministrazione comunale non è normalmente in grado di accertare la situazione edilizia di tutto il proprio territorio alla data indicata dalla normativa sul condono, colui che lo richiede può, di regola, procurarsi la documentazione da cui si possa desumere che l’abuso sia stato realizzato entro la data prevista (cfr., in tal senso, Cons. Stato, Sez. VI, 5 agosto 2013, 4075). D’altronde non può il richiedente il condono limitarsi a sole allegazioni documentali a sostegno delle proprie affermazioni, trasferendo il suddetto onere di prova contraria in capo all’amministrazione (cfr., tra le molte, Cons. Stato, Sez. II, 30 aprile 2020 n. 2766). La data di realizzazione dell’immobile, infatti, integra un fatto costitutivo della pretesa azionata in giudizio, influendo sulla legittimità del provvedimento impugnato. La data di ultimazione deve, dunque, essere provata ex art. 2697 c.c. dalla parte ricorrente, e ciò anche in applicazione del principio di vicinanza della fonte di prova (cfr., in argomento, Cons. Stato, Sez. VI, 20 gennaio 2020 n. 454).
Ai fini della comprensione del concetto di “edificio ultimato”, per poter godere dei benefici del condono edilizio, ben può soccorrere l’art. 31, comma 3, l. 28 febbraio 1985, n. 47, i cui principi devono ritenersi valevoli anche per la disciplina dei condoni successivi, in base al quale, per quel che rileva in questa sede, “si intendono ultimati gli edifici nei quali sia stato eseguito il rustico e ultimata la copertura”. La giurisprudenza (cfr., tra le molte, Cass. 2 dicembre 2008 n. 10082) ha ulteriormente precisato che “il concetto di ultimazione dei lavori rilevanti ai fini della condonabilità delle opere edilizie abusive presuppone, oltre il completamento della copertura, l’esecuzione del “rustico”, da intendersi come la muratura di tamponatura priva di rifiniture” (Cons. stato, Sez. VI, n. 6525/2021). In particolare, è richiesto – per quanto d’interesse – “il completamento delle opere funzionalmente definite alla data del 31 dicembre 1993 (ai sensi dell’art. 39, l. 23 dicembre 1994, n. 724) e coincidenti, queste ultime, con la presenza di uno stato di avanzamento della realizzazione del manufatto tale da permetterne ‒ fatte salve le sole rifiniture ‒ la fruizione; in sostanza, l’immobile condonabile deve consistere in un organismo edilizio con una sua ben configurata staticità e adeguata consistenza planovolumetrica, per il quale sia intervenuta l’ultimazione al rustico e cioè la intelaiatura, la copertura nonché i muri di tompagno (cfr. ex plurimis, Consiglio di Stato, sez. IV, 9 settembre 2016, n. 3837)” (Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 6967/2018).
Laddove dunque la parte fornisce la dichiarazione del tecnico incaricato, attestante l’ultimazione ad una certa data e la documentazione che attesta la richiesta del collaudo ad altra data, il Comune (alla luce dei principi di buona amministrazione e di leale collaborazione) non può essere esonerato dall’onere di esporre una puntuale motivazione in ordine alla inattendibilità dei documenti prodotti dalla parte.
E in carenza di tale motivazione, il provvedimento che attesta la tardività della istanza di condono sarà annullabile.

Avv. Vittorio Fiasconaro


Vittorio Fiasconaro

Di Vittorio Fiasconaro

Laureato nel 1991, consegue il dottorato di ricerca in Filosofia del Diritto nel 1997. Nel 1994 si iscrive all’Albo. Dal 1996 al 2007 dirige, dopo aver vinto il concorso, l’Ufficio Legale del Comune di Pantelleria (TP) e poi quello del Comune di Bagheria (PA). Dal 2004 al 2011 insegna Diritto Amministrativo e Diritto Processuale Amministrativo alla Scuola Sant’Alfonso di Palermo. Nel 2009 si iscrive all’Albo degli avvocati esercenti innanzi alla Corte di Cassazione. Oggi fa parte del Foro di Termini Imerese. Ha al suo attivo centinaia di giudizi in cui si e’ costituito dinanzi alla Giurisdizione Amministrativa. Nel 2022 ha conseguito il perfezionamento in "Diritto del Paesaggio" presso l'Università di Padova.