Domanda di condono presentata solo da alcuni comproprietari

Santa Flavia - ex Lido Olivella

Il comproprietario di un terreno impugnava il diniego di condono edilizio che non aveva richiesto (essendo stata inoltrata la domanda da altro comproprietario).

Il Tar Palermo respingeva il ricorso ritenendo la sua inammissibilità per difetto di legittimazione, in quanto l’esito negativo di una domanda di condono sarebbe impugnabile esclusivamente dal soggetto che tale procedimento ha attivato.

L’interessato proponeva appello al C.g.a. che conferma la pronuncia (sentenza n. 161/2024).

I Giudici hanno fatto presente in prima battuta che sulla questione non vi sono univoci orientamenti giurisprudenziali. Tuttavia il C.g.a. ha ritenuto che la decisione del Tar andasse confermata per le ragioni già espresse nella precedente sentenza CGA n. 645/2023, secondo cui ricorre in questa situazione (sanatoria di un immobile abusivo in forza di una legge di condono) un interesse pretensivo che può essere soddisfatto solo in seguito a un’istanza avanzata alla competente p.a. da chi se ne reputi titolare: e altresì dimostri, rebus ipsis et factis (cioè formulandone l’istanza), di avere interesse alla predetta sanatoria. La tutela giurisdizionale dunque può essere richiesta solo a fronte di un diniego dell’istanza presentata, ritenuto lesivo della propria situazione giuridica. In assenza di istanza non c’è diniego e quindi non può esserci legittimazione ad agire contro il diniego di un provvedimento favorevole che non si è richiesto nei termini previsti dalla legge di condono e che non può più essere richiesto. In questa prospettiva il Collegio ha valorizzato la previsione della legge 28 febbraio 1985, n. 47 (cui la legge 23 dicembre 1994, n. 724, rimanda), secondo cui il provvedimento conclusivo del procedimento di condono deve essere notificato al solo richiedente.

Dall’affermato principio deriva però una conseguenza importante: occorre ripensare l’orientamento che richiede, quantomeno attraverso un presumibile pactum fiduciae, il consenso di “tutti” i comproprietari alla presentazione delle istanze di condono edilizio (orientamento che a questo punto non può più essere mantenuto).

Il Collegio ha ritenuto al riguardo che il condono edilizio risponde anzitutto all’interesse, individuabile anche in un singolo comproprietario (specie se responsabile dell’abuso), a far venire meno le conseguenze penali e a consentire anche sul piano amministrativo il permanere del manufatto, ma ciò non pregiudica in alcun modo che altro comproprietario, attivando gli appositi rimedi civilistici, possa pur sempre accampare, ove ne sussistano i presupposti, il diritto alla rimozione del manufatto, anche se condonato.

La concessione del condono edilizio non implica infatti necessariamente una regolarizzazione anche per gli effetti extrapenalistici dell’abuso. Ciò è dimostrato, già in via amministrativa, dal fatto che tra condono penale e sanatoria amministrativa non vi è sicura coincidenza, potendo la seconda, in virtù dell’eventuale esercizio della competenza legislativa regionale, risultare più ristretta del primo: “è una più generale caratteristica della legislazione sul condono, nella quale normalmente quest’ultimo ha effetti sia sul piano penale che sul piano delle sanzioni amministrative, ma che non esclude la possibilità che le procedure finalizzate al conseguimento dell’esenzione dalla punibilità penale si applichino ad un maggior numero di opere edilizie abusive rispetto a quelle per le quali operano gli effetti estintivi degli illeciti amministrativi” sicché “i due effetti possono essere indipendenti l’uno dall’altro, dal momento che l’effetto penale si produce a prescindere dall’intervenuta concessione della sanatoria amministrativa e anche se la sanatoria amministrativa non possa essere concessa” (C. cost., 28 giugno 2004, n. 196). A fortiori non vi è dunque alcuna ragione per ritenere che l’ottenimento del condono possa incidere nell’assetto delle relazioni civilistiche tra comproprietari.

Ad avviso del Collegio vi sono due possibili evenienze:

a) o il comproprietario ha interesse al condono e al mantenimento del manufatto e allora egli ha l’onere di presentare l’istanza di condono; se, non si è attivato in tal senso, sarà tenuto, come tutti gli altri comproprietari, all’esecuzione dell’ordinanza di demolizione che gli venga notificata, evitando con ciò l’acquisizione al patrimonio comunale del manufatto, fatta salva la legittimazione ad impugnare l’ordinanza di demolizione per vizi propri, ma non anche il diniego di condono;

b) o, diversamente, il comproprietario ha un interesse opposto al condono e al mantenimento del manufatto, e allora il diritto di difesa sarà esperibile per le vie civilistiche, sia, come si è visto, nel caso che il condono venga concesso, sia nel caso che il condono venga denegato, fermo restando, in quest’ultima evenienza, che sarà comunque tenuto all’esecuzione dell’ordinanza di demolizione per evitare l’acquisizione al patrimonio comunale, potendosi poi, sempre per le vie civilistiche, eventualmente rivalersi in danno degli altri comproprietari e dei responsabili dell’abuso.

Avv. Vittorio Fiasconaro


Vittorio Fiasconaro

Di Vittorio Fiasconaro

Laureato nel 1991, consegue il dottorato di ricerca in Filosofia del Diritto nel 1997. Nel 1994 si iscrive all’Albo. Dal 1996 al 2007 dirige, dopo aver vinto il concorso, l’Ufficio Legale del Comune di Pantelleria (TP) e poi quello del Comune di Bagheria (PA). Dal 2004 al 2011 insegna Diritto Amministrativo e Diritto Processuale Amministrativo alla Scuola Sant’Alfonso di Palermo. Nel 2009 si iscrive all’Albo degli avvocati esercenti innanzi alla Corte di Cassazione. Oggi fa parte del Foro di Termini Imerese. Ha al suo attivo centinaia di giudizi in cui si e’ costituito dinanzi alla Giurisdizione Amministrativa. Nel 2022 ha conseguito il perfezionamento in "Diritto del Paesaggio" presso l'Università di Padova.