Enti religiosi ed esenzione contributo di costruzione

Gibellina - Foto di Massimo Tarantino

Un Ente Religioso riteneva di avere diritto alla esenzione dal pagamento del contributo di costruzione prevista dall’art. 17, c. 3, lett. c), D.P.R. n. 380/2001: “per gli impianti, le attrezzature, le opere pubbliche o di interesse generale realizzate dagli enti istituzionalmente competenti nonché per le opere di urbanizzazione, eseguite anche da privati, in attuazione di strumenti urbanistici”.

Negata dal Comune l’applicazione di tale norma, la vicenda giungeva al C.g.a. che ha definito il giudizio con la sentenza n. 51 del 2024, secondo il seguente ragionamento.

In primo luogo ha ribadito il principio per cui “la giurisprudenza ha da sempre rimarcato il carattere eccezionale e derogatorio delle ipotesi di concessione edilizia gratuita, a fronte del principio generale che è, invece, quello della sua onerosità, cosicché l’esenzione dal contributo concessorio riguarda ipotesi tassative e da interpretare in senso restrittivo.

Per affermare l’applicabilità della prima ipotesi, di esenzione è necessaria la ricorrenza sia di un requisito oggettivo (“gli impianti, le attrezzature, le opere pubbliche o di interesse generale”), sia di un requisito soggettivo (“realizzate dagli enti istituzionalmente competenti”).

I Giudici hanno negato la ricorrenza del requisito soggettivo.

La giurisprudenza ha avuto modo in diverse occasioni di vagliare richieste di esenzione proveniente da Enti ecclesiastici, negando che tale qualità comporti di per sé un inquadramento del novero degli “enti istituzionalmente competenti”. Così, ad es., con riguardo ad un “ente religioso, riconosciuto come persona giuridica, avente quale scopo istituzionale l’educazione ed istruzione della gioventù femminile con orfanotrofi, educandati, convitti, scuole per fanciulle, non escluse quelle che presentano deficienza intellettuale o anormalità fisica e gli Istituti infantili”, che richiedeva l’esenzione “per la realizzazione di una costruzione in ampliamento di un preesistente fabbricato, adibito alle attività assistenziali ed educative dell’ente e di un salone per attività ricreative”, pur riconoscendo che “il manufatto costituisce un’opera di interesse generale”, si disconosceva la sussistenza del requisito soggettivo, atteso che “non può dubitarsi che il titolare della concessione è un istituto privato e non un “ente istituzionalmente competente” alla realizzazione dell’opera”, e ciò perché a tal fine pur sempre occorre che l’opera “venga realizzata o da un ente pubblico, o da altro soggetto per conto di un ente pubblico, come nel caso di concessione di opera pubblica o altre analoghe figure organizzatorie (Consiglio Stato sez. V, 7 settembre 1995, n. 1280; 13 dicembre 1993, n. 1280; 4 gennaio 1993, n. 11; 31 ottobre 1992, n. 1145; 16 gennaio 1992 n. 46)” (CdS., sez. V, 19 maggio 1998, n. 617). O ancora, nel caso di una richiesta di esenzione proveniente da un’Opera Diocesana e da una Parrocchia, con riferimento alla realizzazione di un edificio destinato a scuola paritaria, si è nuovamente disconosciuta la sussistenza del requisito soggettivo, in quanto, così come l’intera disciplina dell’esenzione, “l’espressione “enti istituzionalmente competenti” … deve intendersi, appunto, restrittivamente”, non potendo rientrarvi “soggetti privati che … intraprendono l’iniziativa al di fuori di un legame con l’Ente pubblico e senza agire per conto di questo”, né “può bastare il fatto che ci si trovi innanzi ad un ente ecclesiastico che, come riferisce la sentenza appellata, ha tra gli scopi statutari l’attività di istruzione scolastica e che ha ottenuto il riconoscimento di scuola paritaria” (CdS, sez. II, 14 giugno 2021 n. 4571).

Si tratta del resto di un assunto che vale in generale per i soggetti privati e non solo per gli Enti ecclesiastici. Non che sia infatti necessaria una qualificazione pubblicistica del richiedente, ma, per rientrare nella categoria de qua, occorre pur sempre che “un soggetto privato” si atteggi a “longa manus dell’ente pubblico”, in presenza cioè di “un vincolo giuridico idoneo a sancire il necessario legame con l’ente istituzionalmente competente che la giurisprudenza ha individuato, ad esempio, nella presenza di un provvedimento concessorio nel caso di soggetto privato concessionario di opera pubblica” (CdS, sez. IV, 29 dicembre 2023, n. 11329; 17 maggio 2023 n. 4907; 24 aprile 2023, n. 4159; sez. II, 12 marzo 2020, n.1776; sez. V, 11 gennaio 2006, n. 51 sez. IV, 10 maggio 2005, n. 2226; sez. V, 12 luglio 2005, n. 3774). O, in altre parole, la ratio dell’esenzione “è quella di prevedere l’esenzione dal pagamento del contributo di costruzione per un’opera di interesse generale realizzata da un privato per conto di un ente pubblico, ma solo se esso abbia agito quale organo indiretto dell’Amministrazione, come nella concessione o nella delega (cfr. Cons. Stato, sez. IV, n. 3721/2016)” (CdS, sez. IV, 25 novembre 2019, n. 8002).

Questo necessario legame nel caso di specie non è stato riscontrato.

Anche in ordine alla seconda ipotesi di esenzione (“le opere di urbanizzazione, eseguite anche da privati, in attuazione di strumenti urbanistici”), il C.g.a. ha ricordato che, secondo un “costante indirizzo giurisprudenziale, ai fini dell’applicazione della disposizione di esenzione in parola, reputa necessario non soltanto che l’intervento realizzato possa essere qualificato, in astratto, come opera di urbanizzazione secondaria, ma anche che lo stesso sia espressamente “destinato” dagli strumenti urbanistici in vigore alla attuazione di un’opera di urbanizzazione…. non è sufficiente la compatibilità urbanistica, ovvero la conformità di una data opera di urbanizzazione rispetto allo strumento urbanistico, essendo altresì necessario che l’opera sia espressamente prevista dallo strumento urbanistico al punto che ove l’opera non sia realizzata dai privati dovrebbe attivarsi per la relativa costruzione la pubblica amministrazione”, e “l’equiparazione” alla prima ipotesi di esenzione “si giustifica proprio in funzione della circostanza che si tratta di specifiche opere urbanizzative individuate dallo strumento urbanistico, ancorché la loro realizzazione sia poi eseguita da privati” (CdS, sez. IV, 31 maggio 2023, n. 5375); “Ai fini dell’esenzione dal pagamento del contributo di costruzione per le opere di urbanizzazione eseguite da privati (art. 17, lett. c) D.P.R. n. 380 del 2001) non è sufficiente la compatibilità urbanistica, ovvero la conformità di una data opera di urbanizzazione rispetto allo strumento urbanistico, essendo altresì necessario che l’opera sia espressamente prevista dallo strumento urbanistico al punto che, ove non la realizzino i privati, dovrebbe attivarsi la pubblica amministrazione” (CGA, sez. giur, 7 maggio 2021, n. 402; “per l’opera di urbanizzazione vi è l’esenzione solo se essa sia stata specificamente prevista e così espressamente qualificata dallo strumento urbanistico” (CdS, n. 8002/2019, cit.).

Avv. Vittorio Fiasconaro


Vittorio Fiasconaro

Di Vittorio Fiasconaro

Laureato nel 1991, consegue il dottorato di ricerca in Filosofia del Diritto nel 1997. Nel 1994 si iscrive all’Albo. Dal 1996 al 2007 dirige, dopo aver vinto il concorso, l’Ufficio Legale del Comune di Pantelleria (TP) e poi quello del Comune di Bagheria (PA). Dal 2004 al 2011 insegna Diritto Amministrativo e Diritto Processuale Amministrativo alla Scuola Sant’Alfonso di Palermo. Nel 2009 si iscrive all’Albo degli avvocati esercenti innanzi alla Corte di Cassazione. Oggi fa parte del Foro di Termini Imerese. Ha al suo attivo centinaia di giudizi in cui si e’ costituito dinanzi alla Giurisdizione Amministrativa. Nel 2022 ha conseguito il perfezionamento in "Diritto del Paesaggio" presso l'Università di Padova.