Interventi eseguiti in parziale difformità (art. 34 TUE): alcuni chiarimenti

L’art. 34 del D.P.R. 380/2001, rubricato “Interventi eseguiti in parziale difformità dal permesso di costruire”, al comma 1, prevede la demolizione delle opere realizzate in parziale difformità dal p.d.c., al comma 2, la possibilità, per tali opere, di poterle mantenere versando una somma rilevante, a condizione che si dimostri che la rimozione della “parte abusiva” crei un danno alla “parte regolare” delle opere.

Il pagamento di tale somma, strumentale al mantenimento delle opere, viene comunemente definita “fiscalizzazione dell’abuso”.

La giurisprudenza amministrativa ha definito l’ambito di applicazione dell’art. 34 del TUE. Si richiamano alcune recenti sentenze.

Tar Palermo sent. 725/2024 – L’assenza di pdc non consente di applicare l’art. 34

Non sussistono infine i presupposti per l’applicazione, in luogo della demolizione, della sanzione pecuniaria alternativa di cui all’art. 34, comma 2, d.P.R. n. 380 del 2001, vertendosi di opere eseguite in assenza di titolo edilizio (e non in parziale difformità dallo stesso) e non avendo comunque provato la ricorrente l’impossibilità di procedere alla rimozione degli abusi senza pregiudizio per la stabilità della restante parte dell’edificio (T.A.R. Campania, Napoli, Sez. VIII, 17 settembre 2020, n. 3870; T.A.R. Sicilia, Palermo, Sez. II, 26 febbraio 2020, n. 439).

Tar Palermo sent. 969/2024 – Come e quando presentare l’art. 34

Quanto poi all’invocato pregiudizio a derivare alla parte di edificato legittimamente realizzata, deve osservarsi che, come noto, anche in ipotesi di presenza di porzioni di edificio legittimamente edificate, l’eventuale emersione di un rischio di pregiudizio, con la conseguente possibilità di dare corso alla cd. fiscalizzazione dell’abuso, è circostanza che giammai inficia il provvedimento demolitorio (sul punto, cfr. T.A.R. Salerno, (Campania) sez. II, 18/01/2021, n.148), ma che potrà essere sottoposta alla P.A. mediante inoltro di apposita istanza ex art.34 DPR 380/200: in proposito: “L’art. 34 d.P.R. n. 380/2001 ha valore eccezionale e derogatorio e non compete all’amministrazione procedente valutare, prima che venga emesso l’ordine di demolizione dell’abuso, se possa essere applicata la sanzione sostitutiva, piuttosto incombendo sul privato interessato la dimostrazione, in modo rigoroso e nella fase esecutiva, della obiettiva impossibilità di ottemperare all’ordine stesso senza pregiudizio per la parte conforme” (cfr. Consiglio di Stato sez. VII, 18/08/2023, n.7822).

Quanto alla consistenza delle opere abusivamente realizzate, oggetto di contestazione con il quarto e il sesto motivo di gravame, è sufficiente rimarcare che gli abusi posti in essere devono essere valutati nella loro globalità, e non atomisticamente, in modo da apprezzarne l’effettivo impatto sul territorio: la consistenza complessiva delle opere in discorso, come in precedenza descritte, evidenzia trattarsi di interventi richiedenti il previo rilascio di permesso di costruire che, nella specie, è mancato (rileva, in tal senso, un aumento di superficie superiore a 80 mq, con connesso aumento di volumetria, oltre agli ulteriori interventi più puntualmente indicati in precedenza).

In termini: “La valutazione di un intervento edilizio consistente in una pluralità di opere deve effettuarsi in modo globale, atteso che la considerazione atomistica dei singoli interventi non consentirebbe di comprendere l’effettiva portata dell’operazione. In caso di abuso edilizio, infatti, non è dato scomporre una parte per negare l’assoggettabilità ad una determinata sanzione demolitoria, in quanto il pregiudizio arrecato al regolare assetto del territorio deriva non da ciascun intervento a sé stante bensì dall’insieme delle opere nel loro contestuale impatto edilizio e nelle reciproche interazioni. E ciò vieppiù nel caso di opere che vanno ad inserirsi in un contesto territoriale protetto, come nel caso di specie” (cfr. T.A.R. Napoli, (Campania) sez. VI, 03/04/2023, n.2090).

Tar Palermo 1025/2024 – Fiscalizzazione e ordinanza di demolizione

Orbene, per giurisprudenza costante, la facoltà di cui all’art. 34 d.P.R. n. 380/2001 non determina certo l’illegittimità dell’ordinanza di demolizione; “La possibilità di sostituire la sanzione demolitoria con quella pecuniaria, in ipotesi di impossibilità di ripristino dello status quo ante, senza pregiudizio della parte eseguita in conformità, ex art. 34 D.P.R. 380/2001- cui va assimilata la prescrizione dell’art. 93 della L.R. 27/6/1985 n. 61 – deve essere valutata dall’Amministrazione competente nella fase esecutiva del procedimento, successiva ed autonoma rispetto all’ordine di demolizione. In quella sede le parti ben potranno dedurre in ordine alla situazione di pericolo di stabilità del fabbricato, asseritamente derivante dall’esecuzione della demolizione dell’opere eseguita in difformità” (Cons. Stato, sez. VII, n. 8358/2023).

Inoltre, sempre per giurisprudenza costante, “L’art. 34, comma 2, del D.P.R. n. 380/2001, è disposizione che ha valore eccezionale e derogatorio e dev’essere intesa nel senso che non compete all’amministrazione procedente valutare, prima dell’emissione dell’ordine di demolizione dell’abuso o prima di negare la fiscalizzazione, se la misura repressiva possa essere applicata, incombendo, piuttosto, sul privato interessato, dimostrare, in modo rigoroso e nella fase esecutiva, l’obiettiva impossibilità di demolire la parte illecita senza pregiudizio per quella conforme” (Cons. Stato, sez. VI, n. 9572/2023).

Nel caso di specie, la parte ricorrente non ha affatto dimostrato l’impossibilità di eseguire la demolizione senza pregiudizio per la parte eseguita in conformità; giova evidenziare che, sul punto, la perizia di parte non attesta affatto che la demolizione degli abusi metterebbe a rischio lo stabile ma si limita a chiedere la fiscalizzazione dell’abuso ex art. 34 d.P.R. 380/2001.

Infine, come si evince dal provvedimento impugnato, alla parte ricorrente si contesta la realizzazione di un ampliamento del fabbricato preesistente di 31,37 mq; di un portico in struttura metallica con travi in ferro e manto di copertura con pannelli coibentati del tipo isopan, in aderenza al fabbricato di circa mq. 48.87; di una piattaforma in c.a. di circa mq. 81,00.

Si tratta di interventi privi di qualsiasi titolo abilitativo; mentre la facoltà di cui all’art. 34 comma 2 prevista unicamente per gli interventi e le opere realizzati in parziale difformità dal permesso di costruire: “Tutti gli interventi eseguiti in totale difformità dal permesso di costruire o con variazioni essenziali che comportano aumenti di cubatura in area vincolata sono inderogabilmente soggetti a demolizione, ex art. 31, comma 2, del D.P.R. n. 380/2001. A essi non si applica la misura di fiscalizzazione dell’abuso di cui all’art. 34, comma 2 del D.P.R. n. 380/2001, prevista per i casi in cui la demolizione non può avvenire senza pregiudizio della parte eseguita in conformità” (Cons. Stato, sez. VI, n. 9572/2023).

Avv. Antonino Cannizzo


Antonio Cannizzo

Di Antonio Cannizzo

Nasce a Palermo nel 1987 e dopo la maturità Classica si laurea nel 2014 presso l’Università degli studi di Palermo, presentando una tesi dal titolo “Le misure precautelari minorili”. Abilitato all’esercizio della professione di Avvocato è regolarmente iscritto all’Albo del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Termini Imerese ed è Titolare di uno Studio Legale in Bagheria. Nel 2020, insieme all'Avv. Fiasconaro, fonda il blog "Urbanistica in Sicilia". Nel 2021 consegue un master di 1° livello in diritto processuale amministrativo discutendo una tesi dal titolo "Danno da affidamento procedimentale e i profili di giurisdizione". Iscritto all'Associazione degli Avvocati Amministrativisti di Sicilia. Co-Autore del manuale “Abusi Edilizi: accertamento, demolizione e conseguenze economico patrimoniali” edito da Dario Flaccovio Editore. Relatore in molti convegni (cfr. sezione eventi del blog) Ha svolto molti corsi di formazione per la P.A. e per i liberi professionisti in materia di urbanistica ed edilizia regionale