Ordine di demolizione e comunicazione avvio procedimento: quando è necessario

Palermo - Foto di Paola Mendola

C’è un caso in cui la comunicazione di avvio del procedimento risulta necessaria prima di emettere l’ordine di demolizione?

Sí, e lo indica il C.g.a. con la sentenza n. 261 del 2024.

Era stata disposta la demolizione per alcune opere esterne  (piano attrezzato in muratura, muretti in pietrame, camminamenti e piazzali per la sosta e il parcheggio) congiuntamente ad altre opere di maggiore impatto.  L’appellante riteneva che tali interventi edilizi avrebbero potuto essere eseguiti attraverso una mera comunicazione di inizio attività, non rientrando fra quelli che necessiterebbero del permesso di costruire; il Comune eccepisce che «le opere esterne (stradelle, muretti, piazzali etc.) causando vistosa alterazione dello stato dei luoghi erano soggette a concessione edilizia e  in difetto di questa, restavano assoggettate alla massima sanzione. Ciò in forza della normativa applicabile ratione temporis, ossia l’art. 5 della legge reg. 37/1985.

I giudici hanno ritenuto che l’assertiva «alterazione dei luoghi», mal si concilia con la tipologia degli interventi contestati che,  per definizione (si pensi ai muretti in pietrame o alle aiuole), si caratterizzano per la loro idoneità a salvaguardare il contesto ambientale in cui vengono inseriti, a prescindere dalla natura del titolo edilizio richiesto.

Su queste premesse hanno accolto il ricorso fondato sulla omessa preventiva comunicazione di avvio del procedimento, e ciò perché l’ordinanza di demolizione, anche in parte, avrebbe potuto avere un esito diverso da quello adottato ove fosse stata data la possibilità al privato di partecipare, ab initio, al procedimento, essendo opinabile la natura abusiva degli interventi cosiddetti minori. Il Collegio ha osservato che, nella fattispecie, può derogarsi al generale principio dell’irrilevanza della comunicazione di avvio del procedimento, fondato sulla natura vincolata dei provvedimenti sanzionatori in materia edilizia. Essi, infatti, qualora si fondano su un accertamento dei fatti che può essere complesso e rispetto al quale non può pregiudizialmente ritenersi superfluo l’apporto collaborativo dell’interessato, in linea di principio, sono soggetti all’applicazione delle garanzie procedimentali previste dalla l. n. 241/1990. E poiché, nel caso di specie, il contenuto concreto del provvedimento avrebbe potuto essere differente da quello in concreto adottato, non appare applicabile neanche l’art. 21 octies, della citata legge, secondo cui l’annullamento dell’atto non può essere pronunciato quando «sia palese che il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato. Il provvedimento amministrativo non è comunque annullabile per mancata comunicazione dell’avvio del procedimento qualora l’amministrazione dimostri in giudizio che il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato».

Ma l’aspetto interessante della sentenza è nel fatto che è stato annullato il provvedimento anche nella parte in cui ha disposto la demolizione delle seguenti ulteriori opere:

«a) locale “cucina-soggiorno-salotto”, delle dimensioni interne di circa metri 4,40 × 10,00 × 2, 70; b) disimpegno, munito di cabina armadio in muratura, delle dimensioni interne di circa metri 1,90 × 4,00 x 2,70; c) bagno posto a quota + 0,20 delle dimensioni interne di circa metri 1,90 × 1,95 × 2,50; d) vano (sottopalco), posto a quota – 0,45, delle dimensioni interne di circa metri 3,90 × 3,50 × 1,95; e) vano (soppalcato) destinato a camera da letto matrimoniale delle dimensioni di circa metri 3,70 × 3,45 × 2,25; f) piccolo vano destinato ad angolo cottura, munito di finestra, delle dimensioni interne di circa metri 1,80 x 2,40 x 2,40; f) il piano attrezzato in muratura realizzato all’esterno; i) le costruzioni di muretti in pietrame, i camminamenti e i piazzali per la sosta e per il parcheggio […]».

E questo perché l’esigenza di rinnovare il procedimento nel contraddittorio delle parti con riguardo alle opere minori (piano attrezzato in muratura realizzato all’esterno; costruzioni di muretti in pietrame, i camminamenti e i piazzali per la sosta e per il parcheggio) attrae tutte le altre opere indicate nella gravata ordinanza; altrimenti opinando si ammetterebbe una inammissibile selezione da parte del Giudice rispetto alla valutazione complessiva degli interventi abusivi effettuata dall’Amministrazione.

Avv. Vittorio Fiasconaro


Vittorio Fiasconaro

Di Vittorio Fiasconaro

Laureato nel 1991, consegue il dottorato di ricerca in Filosofia del Diritto nel 1997. Nel 1994 si iscrive all’Albo. Dal 1996 al 2007 dirige, dopo aver vinto il concorso, l’Ufficio Legale del Comune di Pantelleria (TP) e poi quello del Comune di Bagheria (PA). Dal 2004 al 2011 insegna Diritto Amministrativo e Diritto Processuale Amministrativo alla Scuola Sant’Alfonso di Palermo. Nel 2009 si iscrive all’Albo degli avvocati esercenti innanzi alla Corte di Cassazione. Oggi fa parte del Foro di Termini Imerese. Ha al suo attivo centinaia di giudizi in cui si e’ costituito dinanzi alla Giurisdizione Amministrativa. Nel 2022 ha conseguito il perfezionamento in "Diritto del Paesaggio" presso l'Università di Padova.