Pergotenda ancorata con bullonature: alcuni chiarimenti dal Tar Catania

Foto di Massimo Tarantino

Ai sensi dell’art. 3, comma 1°, lettera l, della legge regionale n. 16 del 2016, con la quale è stato recepito in Sicilia il DPR 380/01, “rientra fra le c.d. attività libere l’installazione di pergolati, pergotende ovvero gazebi costituiti da elementi assemblati tra loro di facile rimozione a servizio di immobili regolarmente assentiti o regolarizzati sulla base di titolo abilitativo in sanatoria”. 

Il Tar Catania (sentenza n. 181 del 2024) ha evidenziato che secondo pacifica giurisprudenza, la distinzione tra pergotenda e tenda retrattile è evincibile nel fatto che la prima, rispetto alla seconda, ha una serie di profili rigidi (nella prassi c.d. “frangitratta”), distanziati loro di circa 50-100 centimetri, aventi la specifica funzione di dare alla copertura maggior resistenza strutturale alla formazione di sacche d’acqua o al carico nevoso accidentale, tanto da consentirne l’utilizzo a copertura di superfici notevolmente più ampie. La pergotenda è, dunque, la struttura di supporto alla tenda e non costituisce un’opera autonoma e principale rispetto alla tenda stessa, perché inidonea ad offrire in sé un’autonoma utilità, al di là del mero sostegno perimetrale alla tenda retrattile e relativi teli laterali. 

Nel caso esaminato dai Giudici, si trattava di una struttura sottile in ferro, ancorata al suolo con delle viti, destinata a sorreggere la tenda di copertura; essa viene ritenuta dal Tar un’opera non implicante una trasformazione urbanistica, e qualificabile come “pergotenda” in ragione delle bullonature che ne assicurano l’ancoraggio al suolo. 

Invero il concetto di facile amovibilità (che concerne strutture che possono essere smontate e reinstallate in qualunque momento senza essere distrutte) è distinto e non incompatibile con quello di “stabile ancoraggio al suolo”: ossia l’opera può essere facilmente rimossa quand’anche stabilmente ancorata al suolo, dipendendo la prima condizione (amovibilità) dal sistema di installazione impiegato (ad esempio tramite viti o bulloni) e dal materiale dell’opera (certamente inamovibile invero sarebbe una costruzione in muratura per definizione costituente un tutt’uno con il suolo); non già dal fatto in sé della fissazione al suolo, meramente volto a evitare l’esposizione alle folate di vento o a qualunque altro agente che possa determinarne la rimozione involontaria. 

Come descritto dalla norma sopracitata e precisato dalla giurisprudenza, la pergotenda si caratterizza per l’assemblaggio realizzato con materiali e tecniche di facile rimozione, nonché per l’esclusivo suo asservimento a sostegno di una tenda di copertura.  

Invero il punto 19 dell’allegato A) al D.P.R. 31/2017, esclude dall’autorizzazione paesaggistica alcuni interventi in aree vincolate (tra i quali sono compresi i “pergolati”) qualora, però, i suddetti interventi siano “…semplicemente ancorati al suolo senza opere di fondazione o opere murarie….”; condizione questa ricorrente nel caso in questione.

Avv. Vittorio Fiasconaro


Vittorio Fiasconaro

Di Vittorio Fiasconaro

Laureato nel 1991, consegue il dottorato di ricerca in Filosofia del Diritto nel 1997. Nel 1994 si iscrive all’Albo. Dal 1996 al 2007 dirige, dopo aver vinto il concorso, l’Ufficio Legale del Comune di Pantelleria (TP) e poi quello del Comune di Bagheria (PA). Dal 2004 al 2011 insegna Diritto Amministrativo e Diritto Processuale Amministrativo alla Scuola Sant’Alfonso di Palermo. Nel 2009 si iscrive all’Albo degli avvocati esercenti innanzi alla Corte di Cassazione. Oggi fa parte del Foro di Termini Imerese. Ha al suo attivo centinaia di giudizi in cui si e’ costituito dinanzi alla Giurisdizione Amministrativa. Nel 2022 ha conseguito il perfezionamento in "Diritto del Paesaggio" presso l'Università di Padova.