Piano di recupero urbanistico e sanatoria

Pantelleria, il lago di Venere - Foto di Luigi Nifosì

La sentenza n. 103/2024 del C.G.A.R.S. ha fornito rilevanti chiarimenti in ordine alle seguenti questioni problematiche:

  1. quali sono le funzioni di un piano di recupero urbanistico?
  2. l’adozione di detto piano determina la sanatoria degli abusi realizzati nell’area di riferimento?

La funzione dei piani di recupero urbanistici

Come osserva la giurisprudenza, anche recente (Cons. Stato, VI, 1° settembre 2023, n. 8141), i piani di recupero urbanistico sono strumenti pianificatori attuativi che assolvono a una funzione “riparatoria” del tessuto urbano, fronteggiando una situazione creatasi in via di fatto e tenendo conto, oltre alla esigenza di recupero dei nuclei abusivi, anche delle generali esigenze di pianificazione del territorio comunale (Cons. Stato, II, 2 novembre 2020, n. 6762).

Il concetto di riequilibrio urbanistico

In particolare, i piani di recupero costituiscono “lo strumento individuato dal legislatore per attuare il riequilibrio urbanistico di aree degradate o colpite da più o meno estesi fenomeni di edilizia ‘spontanea’ e incontrollata, legittimati, appunto, ex post. Essi, cioè, hanno sì l’obiettivo di ‘recupero fisico’ degli edifici, ma collocandolo in operazioni di più ampio respiro su scala urbanistica, in quanto mirate alla rivitalizzazione di un particolare comprensorio urbano” (Cons. Stato, II, 17 maggio 2021, n. 3836). In altre parole, il piano di recupero risponde all’esigenza di restituire ordine a un abitato caratterizzato da una edificazione disomogenea mediante la riorganizzazione del disegno urbanistico di completamento della zona (Cons. Stato, V, 14 ottobre 2014, n. 5078; IV, 27 aprile 2012, n. 2470).

La posizione del C.G.A.R.S. sui piani di recupero

La finalità propria del piano di recupero è quindi la riparazione del tessuto urbano “fotografato” nella sua consistenza complessiva di mero fatto, e non la sanatoria automatica, e “in blocco”, di tutti gli abusi edilizi che hanno compromesso l’area ricompresa nel piano, la cui regolarizzazione, nell’ottica in cui si pone lo strumento pianificatorio in parola, che, come visto, è “di ampio respiro” e attiene a una “scala urbanistica”, è obiettivo mediato e non immediato.

Segue. L’interpretazione dell’art. 14 della L.R. 37/1985

L’art. 14 della l.r. Sicilia 37/1985, Recupero urbanistico, nel disporre che “gli edifici residenziali, produttivi e di servizio, sorti nei territori comunali della Regione in contrasto con gli strumenti urbanistici vigenti o in assenza o in difformità di licenza o di concessione edilizia che costituiscono agglomerati, ancorché negli stessi risultino incluse costruzioni regolarmente autorizzate, devono essere individuati con riferimento alla data del 1° ottobre 1983, con deliberazione del consiglio comunale entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge […] Il recupero urbanistico degli agglomerati di cui ai precedenti commi si realizza mediante piani particolareggiati. Tali piani costituiscono varianti allo strumento urbanistico generale”, non si discosta dal modello sopra delineato.

Piani di recupero e sanatoria

In particolare, va escluso che, ai sensi dell’art. 14 della l.r. Sicilia 37/1985, la mera ricomprensione nel piano di recupero di un abuso edilizio refluisca ipso facto in un titolo edilizio a carattere sanante, di cui l’Amministrazione comunale debba quindi limitarsi a “prendere atto”: la norma infatti non solo non contiene alcuna previsione espressa o implicita che legittimi una tale ipotesi, ma dispone vieppiù nel senso esattamente contrario.

Invero, l’ultimo comma dell’art. 14 in commento chiarisce che “La redazione dei piani particolareggiati non sospende la procedura per il rilascio della concessione in sanatoria”; in tal modo sottolinea l’autonomia tra i due considerati procedimenti (quello, d’ufficio, relativo al piano di recupero; quello, a istanza di parte, di rilascio della concessione in sanatoria), e attesta inequivocamente, per l’ipotesi in cui il piano di recupero sia successivo all’istanza di regolarizzazione dell’abuso, la loro non sovrapponibilità.

L’autonomia tra i due istituti

Si tratta di una autonomia che fonda sulla diversità degli obiettivi rimessi dalla legge ai piani di recupero e al rilascio di titoli edilizi in sanatoria, e che vale, pertanto, anche per il caso in cui, come quello di specie, l’istanza di regolarizzazione sia successiva al piano di recupero.

Avv. Antonino Cannizzo


Antonio Cannizzo

Di Antonio Cannizzo

Nasce a Palermo nel 1987 e dopo la maturità Classica si laurea nel 2014 presso l’Università degli studi di Palermo, presentando una tesi dal titolo “Le misure precautelari minorili”. Abilitato all’esercizio della professione di Avvocato è regolarmente iscritto all’Albo del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Termini Imerese ed è Titolare di uno Studio Legale in Bagheria. Nel 2020, insieme all'Avv. Fiasconaro, fonda il blog "Urbanistica in Sicilia". Nel 2021 consegue un master di 1° livello in diritto processuale amministrativo discutendo una tesi dal titolo "Danno da affidamento procedimentale e i profili di giurisdizione". Iscritto all'Associazione degli Avvocati Amministrativisti di Sicilia. Co-Autore del manuale “Abusi Edilizi: accertamento, demolizione e conseguenze economico patrimoniali” edito da Dario Flaccovio Editore. Relatore in molti convegni (cfr. sezione eventi del blog) Ha svolto molti corsi di formazione per la P.A. e per i liberi professionisti in materia di urbanistica ed edilizia regionale