Prefabbricato e titolo edilizio: linea dura del C.g.a.

Porticello - Foto di Massimo Tarantino

Una recente sentenza del C.g.a. (n. 135 del 2024) affronta il tema dei prefabbricati e del titolo edilizio necessario.

In caso era quello di un prefabbricato ad uso non residenziale, rialzato di cm. 20 da pavimento, dalle dimensioni esterne di mt.6,00 x 2,45 e di altezza esterna dal pavimento mt.3,00 circa, occupante una superficie coperta di mq.15,00 circa ed una consistenza volumetrica pari a mc. 44,00 circa, realizzato con struttura verticale ed orizzontale in alluminio e pannelli verticali ed orizzontali in materiale coibentato.

Il Comune aveva ingiunto la demolizione e l’interessato aveva proposto ricorso.

Giunta la causa in appello, il C.g.a. ha subito fatto presente che manufatti di tal genere, seppure non ancorati al suolo, richiedono il titolo edilizio.

Ed invero, con riferimento alle ‘case prefabbricate’ la giurisprudenza ha affermato che “La concessione edilizia è sempre necessaria … in quanto, a prescindere da un sistema di ancoraggio al suolo, vanno considerate vere e proprie costruzioni; tale necessità del resto discende dalla alterazione dello stato dei luoghi e dalla destinazione in genere di tale tipo di struttura alla soddisfazione di esigenze di carattere durevole, a prescindere dalla tecnica e dai materiali impiegati per la realizzazione della struttura stessa”: C. Stato, sez. V, 3 aprile 1990 n. 317. Analoghe considerazioni sono espresse dal giudice penale: “In materia edilizia, il requisito della precarietà non può essere collegato al carattere di stabilità temporanea soggettivamente attribuito alla costruzione, ma va individuato in relazione alla oggettiva ed intrinseca destinazione dell’opera stessa; per cui, se il manufatto è destinato, per sua natura, ad abitazione o a soddisfare altre esigenze, intrinsecamente durevoli, contrasta apertamente con tali oggettive caratteristiche l’ipotesi della destinazione del manufatto ad esigenze precarie, anche se tale ipotesi dovesse trovare conforto nella concreta possibilità di agevole rimozione o demolizione dell’opera: in tal caso è pertanto necessaria la concessione edilizia: Cass. pen., sez. III, 10 giugno 1994”. Tale necessità del resto discende dalla alterazione dello stato dei luoghi e dalla destinazione in genere di tale tipo di struttura alla soddisfazione di esigenze di carattere durevole, a prescindere dalla tecnica e dai materiali impiegati per la realizzazione della struttura stessa. Si è anche affermato che un prefabbricato pur avendo la parvenza della mobilità costituisce una vera e propria costruzione (cfr. anche Cassazione penale, sez. III, 22 gennaio 2015, n. 10504).

Nello stesso senso, il C.g.a. aveva in passato precisato che il requisito della precarietà di un’opera non va unicamente valutato in relazione alle caratteristiche strutturali della stessa, ma deve essere altresì apprezzato in rapporto alla natura, duratura o no, delle esigenze che l’opera è destinata a soddisfare (e, in tal senso, possono trarsi elementi anche dal dettato dell’art. 3 del d.P.R. n. 380/2001) (C.G.A., Sez. riun., 4 febbraio 2014, n. 338/2013), sicché l’alterazione del territorio non può essere considerata precaria o irrilevante (Cons. Stato, sez. VI, 16 febbraio 2011, n. 986).

Sono state così rigettate le censure di illegittimità avverso l’ordinanza di demolizione di opere, che, pur difettando del requisito dell’immobilizzazione rispetto al suolo, consistano nondimeno in una struttura destinata a dare un’utilità prolungata nel tempo (seppur soggettivamente temporanea, come precisato), dovendo in tal caso escludersi la precarietà del manufatto, che ne giustificherebbe il non assoggettamento a concessione edilizia.

Avv. Vittorio Fiasconaro


Vittorio Fiasconaro

Di Vittorio Fiasconaro

Laureato nel 1991, consegue il dottorato di ricerca in Filosofia del Diritto nel 1997. Nel 1994 si iscrive all’Albo. Dal 1996 al 2007 dirige, dopo aver vinto il concorso, l’Ufficio Legale del Comune di Pantelleria (TP) e poi quello del Comune di Bagheria (PA). Dal 2004 al 2011 insegna Diritto Amministrativo e Diritto Processuale Amministrativo alla Scuola Sant’Alfonso di Palermo. Nel 2009 si iscrive all’Albo degli avvocati esercenti innanzi alla Corte di Cassazione. Oggi fa parte del Foro di Termini Imerese. Ha al suo attivo centinaia di giudizi in cui si e’ costituito dinanzi alla Giurisdizione Amministrativa. Nel 2022 ha conseguito il perfezionamento in "Diritto del Paesaggio" presso l'Università di Padova.