Mancata irrogazione della sanzione paesaggistica in caso di vincolo sopravvenuto

La questione del vincolo sopravvenuto, rispetto all’epoca di realizzazione delle opere edilizie, è stata oggetto di rilevanti chiarimenti da parte del Tar Palermo (sentenza n. 75 del 09.01.2024).

La norma di riferimento

L’art. 5, comma 3, della legge regionale 31 maggio 1994, n. 17 prevede che:

  • “…[i]l nulla-osta dell’autorità preposta alla gestione del vincolo è richiesto, ai fini della concessione in sanatoria, anche quando il vincolo sia stato apposto successivamente all’ultimazione dell’opera abusiva. Tuttavia, nel caso di vincolo apposto successivamente, è esclusa l’irrogazione di sanzioni amministrative pecuniarie, discendenti dalle norme disciplinanti lo stesso, a carico dell’autore dell’abuso edilizio”.

La disposizione in questione non suscita dubbi in ordine alla sua applicazione concreta, ossia: se un fabbricato è stato realizzato in epoca antecedente alla data di apposizione del vincolo paesaggistico, l’Ente di tutela non potrà irrogare la sanzione pecuniaria nei confronti dell’autore dell’abuso.

La questione della Valle dei Templi di Agrigento

È ormai consolidato, infatti, l’orientamento giurisprudenziale secondo cui l’apposizione del vincolo paesaggistico, funzionalmente distinto dal vincolo archeologico, sulla zona B della Valle dei Templi è avvenuta in forza, non già del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio, bensì della ridetta legge n. 431/1985 (in termini ex multis, C.G.A.R.S. 25 ottobre 2021, n. 918).

La posizione della Corte Costituzionale

La Corte Costituzionale, con le sentenze n. 75 del 24 marzo 2022 e n. 13 del 7 febbraio 2023, ha ritenuto inammissibili le questioni di legittimità costituzionale del citato art. 5, comma 3, della legge regionale n. 17/1994 sollevate dal C.G.A.R.S. con riferimento al presunto superamento di un limite proprio della competenza statutaria primaria della Regione Siciliana, ossia di una norma fondamentale di riforma economico-sociale emanata dallo Stato nell’esercizio della sua competenza in materia di tutela del paesaggio (violazione degli artt. 9 e 117, secondo comma, lettera s), Cost.), atteso che la legge statale invocata quale norma interposta (ossia l’art. 167, comma 5, del D.lgs. n. 42 del 2004) non disciplina il caso in cui il vincolo paesaggistico sia apposto dopo l’ultimazione dell’opera abusiva.

Segue. L’applicazione dell’art. 167 del D. Lgs 42/2004

In mancanza di una motivazione adeguatamente argomentata da parte del giudice remittente la Corte Costituzionale ha ritenuto, infatti, prevalenti gli elementi testuali che conducono a ritenere “…applicabile l’art. 167 del d.lgs. n. 42 del 2004 solo al caso di intervento edilizio eseguito in violazione dell’obbligo di chiedere l’autorizzazione paesaggistica, cioè su un’area già vincolata al momento di realizzazione dell’abuso edilizio”.

Il Giudice delle leggi, inoltre, ha dichiarato infondata la questione di legittimità costituzionale riguardante il prospettato effetto di minore deterrenza al fine della prevenzione della lesione al bene paesaggistico della medesima norma regionale rispetto a quello prodotto sul restante territorio nazionale, spiegando che:

  • Richiedendo il nulla-osta, ai fini del condono, anche in caso di vincolo paesaggistico intervenuto dopo l’abuso edilizio, la norma censurata si fa carico di assicurare all’amministrazione preposta alla tutela del paesaggio la possibilità di apprezzare in concreto l’interesse affidato alla sua cura, consentendole di negare la sanatoria nel caso in cui l’opera abusivamente realizzata sia incompatibile con il bene tutelato.
  • Sicché il principio costituzionale di buon andamento dell’amministrazione non può ritenersi violato, né si può ritenere in sé manifestamente irragionevole la scelta del legislatore regionale di non prevedere per tale ipotesi il pagamento dell’indennità, in ragione dell’assenza dell’illecito paesaggistico al momento della realizzazione dell’opera”.

Ne consegue che, secondo tale ricostruzione ermeneutica, non vige nella Regione Siciliana una disciplina sostanzialmente difforme da quella dettata dalla normativa nazionale di riferimento riguardante il pagamento dell’indennità di cui all’art. 167 del D.lgs. n. 42 del 2004.

Conclusioni

Il Tar Palermo, nel caso in esame, ha annullato il provvedimento che disponeva il pagamento della sanzione pecuniaria paesaggistica in quanto “è stata raggiunta la prova del completamento del fabbricato in epoca antecedente all’apposizione del vincolo paesaggistico sull’area ove esso ricade, ed essendo pacifica la necessità della preesistenza del ridetto vincolo rispetto all’epoca di realizzazione del manufatto, il ricorso, previo assorbimento delle ulteriori doglianze, va accolto con il conseguente annullamento del provvedimento impugnato“.

Avv. Antonino Cannizzo


Antonio Cannizzo

Di Antonio Cannizzo

Nasce a Palermo nel 1987 e dopo la maturità Classica si laurea nel 2014 presso l’università degli studi di Palermo, presentando una tesi dal titolo “Le misure precautelari minorili”. Abilitato all’esercizio della professione di Avvocato è regolarmente iscritto all’Albo del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Termini Imerese ed è Titolare di uno Studio Legale in Bagheria. Nel 2020, insieme all'Avv. Fiasconaro, fonda il blog "Urbanistica in Sicilia". Nel 2021 consegue un master di 1° livello in diritto processuale amministrativo discutendo una tesi dal titolo "Danno da affidamento procedimentale e i profili di giurisdizione".