Annullamento scia, falsa rappresentazione e limiti temporali

Mondello - Foto di Emilia Machì

L’annullamento d’ufficio di una scia può avvenire in qualsiasi momento?

La risposta a tale quesito è contenuta nella sentenza n. 3863/2023 del Tar Palermo.

Riferimenti normativi

L’art. 21-nonies l. 241/90, al suo primo comma, così dispone:

“Il provvedimento amministrativo illegittimo ai sensi dell’articolo 21-octies, esclusi i casi di cui al medesimo articolo 21-octies, comma 2, può essere annullato d’ufficio, sussistendone le ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole comunque non superiore a dodici mesi dal momento dell’adozione dei provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici, inclusi i casi in cui il provvedimento si sia formato ai sensi dell’articolo 20, e tenendo conto degli interessi dei destinatari e dei controinteressati, dall’organo che lo ha emanato, ovvero da altro organo previsto dalla legge. Rimangono ferme le responsabilità connesse all’adozione e al mancato annullamento del provvedimento illegittimo”.

La fattispecie in esame

Nel caso in esame un Condominio, nel 2017, aveva presentato una scia, avente ad oggetto la collocazione di un cancello e di una recinzione, pur non essendo proprietario dell’area ove era stato collocato ma dichiarando di avere il possesso.

Secondo il Comune, nel caso in esame, si configura una ipotesi di falsa rappresentazione dei fatti in quanto:

  • la segnalazione presentata dal condominio reca una falsa dichiarazione in merito alla titolarità dell’area su cui sono stati installati la recinzione ed il cancello oggetto di s.c.i.a.;
  • segnatamente, secondo il Comune, la proprietà della particella di terreno censita in catasto al foglio di mappa n.-OMISSIS- dove è stato ubicato il cancello è stata conseguita dal condominio solo a seguito del raggiungimento di un accordo (verbale di conciliazione del 2019) con la società-OMISSIS- il condominio, dunque, alla data di presentazione della s.c.i.a. (14 luglio 2017), non sarebbe stato titolare del diritto di proprietà sul terreno.

Il comma 2-bis del menzionato art. 21-nonies, dispone che: “I provvedimenti amministrativi conseguiti sulla base di false rappresentazioni dei fatti o di dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell’atto di notorietà false o mendaci per effetto di condotte costituenti reato, accertate con sentenza passata in giudicato, possono essere annullati dall’amministrazione anche dopo la scadenza del termine di dodici mesi di cui al comma 1, fatta salva l’applicazione delle sanzioni penali nonché delle sanzioni previste dal capo VI del testo unico di cui al d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445”.

Diritto di proprietà e possesso: quando si configura la falsa dichiarazione

Secondo il Tar Palermo con la segnalazione di inizio attività del 2017, il condominio-OMISSIS- non ha affatto dichiarato di essere proprietario del terreno; piuttosto, nella compilazione del modulo predisposto dal comune, ha indicato di essere “possessore”.

Il comune, dunque, a mezzo della s.c.i.a., è stato portato a conoscenza dell’esistenza di un rapporto possessorio (e non di proprietà) intercorrente tra il condominio ed il bene (rapporto indubitabilmente esistente); è stato, pertanto, messo nelle condizioni di vagliare l’idoneità del mero possesso alla realizzazione della recinzione: ove l’amministrazione avesse ritenuto insufficiente tale rapporto con la cosa ai fini della realizzazione della recinzione, avrebbe dovuto rilevarlo nel termine di legge, esercitando il potere inibitorio da questa attribuitogli; non poteva, com’è invece avvenuto, attivarsi, a distanza di anni, per eccepire l’assenza in capo al condominio di un titolo valido per la realizzazione delle opere, in esito ad una (tardiva) valutazione degli elementi correttamente offerti dal condominio.

A margine di tale, troncante considerazione, va aggiunta, per completezza di valutazione, la seguente osservazione.

Il condominio ha dichiarato di essere possessore – così denunciando in chiari termini la propria qualità – e, al contempo, contrassegnando la relativa casella del modulo prestampato, ha dichiarato di avere titolarità esclusiva alla realizzazione dell’intervento.

È evidente come la portata di tale ultima dichiarazione (resa mediante apposizione di crocesegno sulla relativa casella) debba essere letta unitamente alla qualità di mero “possessore”, che il condominio ha dichiarato di avere mediante compilazione dell’apposito spazio; ciò che deve indurre, per un verso, ad escludere l’intento di trarre in inganno l’amministrazione e, per altro verso, a ritenere che quest’ultima disponeva degli elementi conoscitivi necessari a valutare la sussistenza della legittimazione all’intervento.

Ove, comunque, si volesse valutare anche l’eventuale autonoma portata decettiva di tale ultima indicazione, va rilevato che, al momento della presentazione della s.c.i.a., era pendente una lite tra il condominio-OMISSIS- e la società -OMISSIS- inerente la proprietà delle aree in questione, lite definita solo con il detto accordo di mediazione del 2019.

Poiché la titolarità delle aree era controversa, non si può ritenere che il condominio, nel dichiararsi legittimato all’intervento, abbia reso una falsa dichiarazione, tale da consentire al Comune di annullare il titolo edilizio a distanza di anni.

Il rilievo delle questioni civilistiche

Secondo un condivisibile orientamento giurisprudenziale, la P.A., al fine del rilascio dei titoli edilizi, non deve verificare ogni aspetto civilistico che potrebbe venir in rilievo, ma deve vagliare esclusivamente quelli urbanistici (cfr., da ultimo Cass., II, 25 settembre 2013 n. 21947; ma anche Cons. St., IV, 12 marzo 2007 n. 1206): “Si tratta di un trend ermeneutico che confina sul solo versante pubblicistico gli effetti dei titoli edilizi, i quali non interferiscono sui rapporti di natura privata in varia guisa connessi o implicati nelle vicende immobiliari intercettate dalla funzione urbanistico – edilizia e ciò è sancito in modo chiaro, per quanto riguarda il permesso a costruire, dall’art. 11, c. 3 del DPR 6 giugno 2011 -OMISSIS-80. Non sfugge al Collegio che, in sede di rilascio del titolo abilitativo edilizio, il Comune non può esimersi dal verificare il rispetto, da parte dell’istante, dei limiti privatistici sull’intervento proposto. Tanto, però, solo purché questi ultimi siano realmente conosciuti o immediatamente conoscibili e/o non contestati, di modo che il controllo da parte del Comune si traduca in una mera presa d’atto, senza necessità di procedere a un’accurata e approfondita disamina dei rapporti tra privati (cfr., p. es., Cons. St., IV, 30 dicembre 2006 n. 8262; id., 4 maggio 2010 n. 2546; id., VI, 20 dicembre 2011 n. 6731; id., 26 gennaio 2015 -OMISSIS-16)” (così Consiglio di Stato sez. IV, 23 maggio 2016, n. 2116).

Avv. Antonino Cannizzo


Antonio Cannizzo

Di Antonio Cannizzo

Nasce a Palermo nel 1987 e dopo la maturità Classica si laurea nel 2014 presso l’Università degli studi di Palermo, presentando una tesi dal titolo “Le misure precautelari minorili”. Abilitato all’esercizio della professione di Avvocato è regolarmente iscritto all’Albo del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Termini Imerese ed è Titolare di uno Studio Legale in Bagheria. Nel 2020, insieme all'Avv. Fiasconaro, fonda il blog "Urbanistica in Sicilia". Nel 2021 consegue un master di 1° livello in diritto processuale amministrativo discutendo una tesi dal titolo "Danno da affidamento procedimentale e i profili di giurisdizione". Iscritto all'Associazione degli Avvocati Amministrativisti di Sicilia. Co-Autore del manuale “Abusi Edilizi: accertamento, demolizione e conseguenze economico patrimoniali” edito da Dario Flaccovio Editore. Relatore in molti convegni (cfr. sezione eventi del blog) Ha svolto molti corsi di formazione per la P.A. e per i liberi professionisti in materia di urbanistica ed edilizia regionale