Scia e Scia in sanatoria: annullamento d’ufficio, inefficacia e poteri della P.A.

Foto di Massimo Tarantino

Il Tar Catania, in una recente pronuncia (sent. 1793 del 14.05.2024), si è soffermato sui seguenti argomenti:

  • scia contenente false rappresentazioni;
  • i potersi esercitabili dal Comune (in caso di scia contenente falsità);
  • annullamento d’ufficio della scia;
  • scia in sanatoria (effetti).

Opere realizzate in difformità dalla scia – i poteri della P.A.

    In caso di opere realizzate in difformità dalla scia “deve ritenersi salva l’attività del Comune di vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia (e le correlate responsabilità e sanzioni), esercitabile anche oltre il termine previsto per l’annullamento d’ufficio.

    Riferimenti normativi

    In tal senso dispone, infatti, l’art. 19, comma 6-bis, legge n. 241/1990: “Nei casi di Scia in materia edilizia, il termine di sessanta giorni di cui al primo periodo del comma 3 è ridotto a trenta giorni. Fatta salva l’applicazione delle disposizioni di cui al comma 4 e al comma 6, restano altresì ferme le disposizioni relative alla vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia, alle responsabilità e alle sanzioni previste dal decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e dalle leggi regionali”.

    A norma dell’art. 27 (“Vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia”), comma 1, D.P.R. n. 380/2001, “Il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale esercita, anche secondo le modalità stabilite dallo statuto o dai regolamenti dell’ente, la vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia nel territorio comunale per assicurarne la rispondenza alle norme di legge e di regolamento, alle prescrizioni degli strumenti urbanistici ed alle modalità esecutive fissate nei titoli abilitativi”.

    I limiti temporali per l’esercizio dei poteri inibitori, quindi, riguardano esclusivamente l’attività segnalata, e non un’attività difforme dalla segnalazione e contrastante con le norme urbanistico-edilizie atteso che la roto-traslazione del fabbricato avrebbe dovuto essere autorizzata dalla Soprintendenza per i beni culturali e ambientali.

    Scia e autorizzazione paesaggistica

    Al riguardo, l’allegato “A”, punto A.31, della legge regionale n. 5/2019 esclude l’autorizzazione paesaggistica limitatamente ad “opere ed interventi edilizi eseguiti in variante a progetti autorizzati ai fini paesaggistici che non eccedano il due per cento delle misure progettuali quanto ad altezza, distacchi, cubatura, superficie coperta o traslazione dell’area di sedime”.

    In caso di difformità, artatamente celate, NON appare tardivo l’esercizio dei poteri inibitori e di autotutela. In tali circostanza, a giudizio del Tar Catania, appare inconferente la mancata esternazione (all’interno del provvedimento che dispone l’annullamento) dell’interesse pubblico all’annullamento d’ufficio della segnalazione certificata d’inizio attività, in quanto il provvedimento impugnato, nel suo contenuto sostanziale, costituisce esercizio del potere di vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia, non soggetto ai limiti di cui agli artt. 19 e 21-nonies della legge n. 241/1990.

    Lo spostamento del fabbricato costituisce una variazione essenziale

    Nel caso di specie, è stato “spostato” il fabbricato in assenza di autorizzazione.

    Secondo il Tar Catania, ai sensi dell’art. 12 legge regionale n. 16/2016:

    – “Costituiscono variazioni essenziali rispetto al progetto approvato, il verificarsi di una o più delle seguenti condizioni: d) la riduzione dei limiti di distanza dai confini o dai cigli stradali in misura superiore al 10 per cento, rispetto a quelli prescritti. Rientrano in questa fattispecie una diversa ubicazione o un diverso orientamento del fabbricato all’interno del lotto rispetto al progetto assentito alla fine”.

    Lo spostamento dell’edificio, dunque, assume, comunque, rilevanza ai fini della necessaria autorizzazione paesaggistica con conseguente configurazione della variazione essenziale tra la situazione di fatto e quella rappresentata nei grafici allegati al titolo edilizio originario.

    Annullamento della s.c.a.

    Conseguentemente, va ritenuto legittimo anche il provvedimento di annullamento della segnalazione certificata di agibilità, atteso che, a norma dell’art. 24 D.P.R. n. 380/2001 (recepito dall’art. 1 legge regionale n. 16/2016), detta segnalazione presuppone la conformità dell’opera al progetto presentato (“La sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati, e, ove previsto, di rispetto degli obblighi di infrastrutturazione digitale valutate secondo quanto dispone la normativa vigente, nonché la conformità dell’opera al progetto presentato e la sua agibilità sono attestati mediante segnalazione certificata”).

    L’inefficacia della predetta segnalazione (e di quella concernente l’agibilità), invero, rende l’immobile privo di regolare titolo edilizio abilitativo e di certificato di agibilità, presupposto necessario ed indispensabile per l’efficacia delle successive segnalazioni in variante.

    Falsità contenute nella scia

    Secondo un costante indirizzo giurisprudenziale, l’infondatezza delle attestazioni allegate alla segnalazione certificata d’inizio attività circa lo stato attuale dell’immobile in punto di regolarità urbanistico-edilizia “preclude il consolidarsi del titolo edilizio e consente all’amministrazione di inibire l’intervento in ogni tempo”, in quanto “la rappresentazione fuorviante dell’intervento progettato rende la SCIA inidonea già a monte” a legittimare l’esecuzione dei lavori edilizi in concreto effettuati, con la totale e radicale carenza dei presupposti per la realizzazione degli stessi (cfr., da ultimo, T.A.R. Campania Salerno, Sez. II, 14/4/2023, n. 848, e tutta la giurisprudenza ivi citata)” (T.A.R. Liguria, Sez. II, 2 novembre 2023, n. 887). Inoltre, l’interessato “non può vantare alcun legittimo affidamento nella formazione e nella persistenza di un titolo ottenuto attraverso l’induzione in errore dell’amministrazione procedente (cfr. T.A.R. Liguria, II, 21.6.23, n. 629)” (T.A.R. Liguria, n. 887/2023, cit.).

    Mutamento urbanisticamente rilevante

    Venendo in rilievo un mutamento urbanisticamente rilevante, la segnalazione certificata di inizio attività non è idonea a sostituire il permesso di costruire, giusta il disposto dell’art. 10, comma 2, della legge regionale n. 16/2016, a norma del quale sono realizzabili mediante segnalazione certificata di inizio attività le “varianti a permessi di costruire che non incidano sui parametri urbanistici” (in tal senso si è espresso anche T.A.R. Lazio, Roma, Sez. II, 4 aprile 2017, n. 4225, secondo cui “solo il cambio di destinazione d’uso fra categorie edilizie omogenee non necessita di permesso di costruire (in quanto non incide sul carico urbanistico) mentre, allorché lo stesso intervenga tra categorie edilizie funzionalmente autonome e non omogenee, così come tra locali accessori e vani ad uso residenziale, integra una modificazione edilizia con effetti incidenti sul carico urbanistico, con conseguente assoggettamento al regime del permesso di costruire”; nello stesso senso, T.A.R. Sicilia, Catania, Sez. IV, 12 luglio 2017, n. 1773, secondo cui il mutamento di destinazione d’uso è assoggettato a segnalazione certificata d’inizio attività solo allorquando intervenga “nell’ambito della stessa categoria urbanistica”).

    Scia in sanatoria

    Nell’ipotesi di s.c.i.a. in sanatoria, il procedimento può ritenersi favorevolmente concluso per il privato solo allorquando vi sia un provvedimento espresso dell’Amministrazione procedente, configurandosi in assenza un’ipotesi di silenzio inadempimento” (Cons. Stato, Sez. II, 20 febbraio 2023, n. 1708).

    Secondo un orientamento interpretativo condiviso da questo Tribunale, poi, la pendenza dell’istanza per accertamento di conformità determina una situazione di “inefficacia”, a carattere temporaneo, della misura sanzionatoria impugnata, dunque una sospensione dell’efficacia del provvedimento repressivo, destinata a cessare una volta definito il procedimento di sanatoria; pertanto, la definizione del procedimento in senso sfavorevole, con provvedimento espresso o per silenzio, determina la “riespansione” dell’originario ordine di demolizione, che riacquisterà efficacia senza necessità di ricorrere all’adozione di ulteriori provvedimenti (cfr. Cons. Stato, Sez. VI, 14 aprile 2022, n. 2855; Sez. II, 19 febbraio 2020, n. 1260).

    Avv. Antonino Cannizzo


    Antonio Cannizzo

    Di Antonio Cannizzo

    Nasce a Palermo nel 1987 e dopo la maturità Classica si laurea nel 2014 presso l’Università degli studi di Palermo, presentando una tesi dal titolo “Le misure precautelari minorili”. Abilitato all’esercizio della professione di Avvocato è regolarmente iscritto all’Albo del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Termini Imerese ed è Titolare di uno Studio Legale in Bagheria. Nel 2020, insieme all'Avv. Fiasconaro, fonda il blog "Urbanistica in Sicilia". Nel 2021 consegue un master di 1° livello in diritto processuale amministrativo discutendo una tesi dal titolo "Danno da affidamento procedimentale e i profili di giurisdizione". Iscritto all'Associazione degli Avvocati Amministrativisti di Sicilia. Co-Autore del manuale “Abusi Edilizi: accertamento, demolizione e conseguenze economico patrimoniali” edito da Dario Flaccovio Editore. Relatore in molti convegni (cfr. sezione eventi del blog) Ha svolto molti corsi di formazione per la P.A. e per i liberi professionisti in materia di urbanistica ed edilizia regionale