Tettoia aperta su due lati e compatibilità paesaggistica

Mondello - Foto di Emilia Machì

Era stato realizzato (senza autorizzazione preventiva) un pergolato a struttura chiusa e provvisto di relativa finestra e porta di accesso, quindi aperto su due lati e con una superfice di mq. 49,89.

La Soprintendeva negava la compatibilità paesaggistica in ragione soltanto della ritenuta attitudine della predetta opera a determinare un aumento di volume non preventivamente assentito ai sensi dell’art. 167 del D.Lgs. n. 42/2004.

Il diniego veniva impugnato e giungeva al C.g.a.

Secondo quanto previsto dall’art. 146 co. 4 D.Lgs. n. 42/2004, l’autorizzazione paesaggistica non può essere rilasciata in sanatoria successivamente alla realizzazione, anche parziale, degli interventi fuori dei casi di cui all’art. 167 co. 4 e 5 del medesimo D.Lgs., potendo, dunque, essere rilasciata, per quanto di interesse in questa sede, “per i lavori, realizzati in assenza o difformità all’autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati”.

La questione dirimente è, dunque, l’idoneità del predetto pergolato chiuso ad ingenerare un aumento di volumetria, essendo questo il profilo critico rilevato dall’Amministrazione resistente.

Secondo quanto previsto dall’art. 20 co. 1 L.R. 16 aprile 2003, n. 4, “In deroga ad ogni altra disposizione di legge, non sono soggette a concessioni e/o autorizzazioni né sono considerate aumento di superficie utile o di volume né modifica della sagoma della costruzione la chiusura di terrazze di collegamento oppure di terrazze non superiori a metri quadrati 50 e/o la copertura di spazi interni con strutture precarie, ferma restando l’acquisizione preventiva del nulla osta da parte della Soprintendenza dei beni culturali ed ambientali nel caso di immobili soggetti a vincolo”.

Ora, secondo i Giudici, essendo, espressamente consentita la chiusura delle terrazze sebbene nella misura massima di mq. 50,00, le verande realizzate in appoggio ad una preesistente parete non possono considerarsi opere idonee ad ingenerare un aumento di volumetria, purché contraddistinte dal requisito della precarietà che, non a caso, l’art. 20 co. 4 L.R. 16 aprile 2003, n. 4 opportunamente chiarisce, considerando, ai fini della corretta applicazione della normativa in esame, come precarie le strutture “realizzate in modo tale da essere suscettibili di facile rimozione”.

L’applicabilità della richiamata disciplina è, peraltro, espressamente consentita dall’art. 20 co. 5 L.R. 16 aprile 2003, n. 4 anche “per la realizzazione delle opere della stessa tipologia già realizzate”.

Inoltre, occorre chiarire che l’evocata legislazione regionale di specie non è stata abrogata dalla l.r. n. 16/2016 con la quale è stato recepito nell’ordinamento regionale il T.U. in tema di edilizia.

La predetta disciplina esclude, dunque, un aumento di superficie utile o di volume con la chiusura di verande che sarebbe pacifico in applicazione dei principi generali, contemplando un’eccezionale fictio iuris derogatoria della disciplina nazionale (Cons. giust. amm. Sicilia, sez. giurisd., 15/05/2023, n.330).

Nel caso in esame, il pergolato realizzato appare integrare proprio una veranda di copertura di un piano terrazzato, essendo chiusa da tutti i lati, per quanto contraddistinta da una porta di accesso e da una finestra.

Il profilo dirimente è, dunque, costituito dalla natura precaria o meno dell’opera.

Il C.g.a. ha pertanto ritenuto che la veranda realizzata non ingeneri volumetria, in quanto conforme alle specifiche tecniche previste dall’art. 20 co. 1 L.R. n. 16 aprile 2003, n. 4, ivi incluso, dunque, anche il profilo della precarietà.

Donde, l’illegittimità della decisione adottata nella circostanza dalla Soprintendenza, in ragione del presupposto aumento di volumetria smentito sul piano urbanistico.

Al riguardo, come noto, il concetto di volume paesaggistico presenta una propria peculiarità, riferendosi a qualsiasi nuova edificazione che determina la creazione di volume, ove esso risulti in qualsiasi modo visibile. Detta conclusione si basa sulla stessa lettera dell’art. 167 del d. lgs. n. 42 del 2004, che, nel consentire l’accertamento postumo della compatibilità paesaggistica, si riferisce esclusivamente ai «lavori, realizzati in assenza o difformità dall’autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati».

Tuttavia (ha precisato la sentenza) che, sebbene le qualificazioni giuridiche rilevanti sotto il profilo urbanistico ed edilizio non sono automaticamente trasferibili quando si tratti di qualificare le opere sotto il profilo paesaggistico (Cons. St., sez. VI, 16 febbraio 2022 n. 1150), nel caso in esame la Soprintendenza non ha adeguatamente chiarito se la veranda realizzata dall’appellante sia stata ritenuta idonea a ingenerare un aumento di volumetria rilevante sul piano paesaggistico o se, invece, sia stata ritenuta di per sé idonea ad aumentare la volumetria sul piano urbanistico e, quindi, anche sul piano paesaggistico.

L’omessa specificazione del predetto profilo nella sintetica motivazione caratterizzante il provvedimento impugnato unitamente all’omessa indicazione di aspetti univocamente indicativi di una valutazione propriamente inerente all’impatto paesaggistico dell’opera induce a ritenere che la Soprintendenza abbia erroneamente ritenuto dirimente un aumento di volumetria di tipo urbanistico nella fattispecie non rilevata dal Comune poiché, in realtà, normativamente non sussistente.

Pertanto, l’appello è stato accolto con la sentenza n. 258 del 2024.

Il Consiglio ha poi precisato che in virtù della decisione assunta la Soprintendenza avrà l’obbligo di riesaminare l’istanza dell’interessato, onde valutare la compatibilità dell’opera in questione con gli interessi pubblici tutelati dal vincolo paesaggistico imposto sulla zona territoriale di riferimento, senza poter ritenere rilevante, ai fini della propria decisione, profili eminentemente urbanistici, come ad esempio quello della volumetria: che, nella fattispecie, deve, peraltro, considerarsi normativamente insussistente.

Avv. Vittorio Fiasconaro


Vittorio Fiasconaro

Di Vittorio Fiasconaro

Laureato nel 1991, consegue il dottorato di ricerca in Filosofia del Diritto nel 1997. Nel 1994 si iscrive all’Albo. Dal 1996 al 2007 dirige, dopo aver vinto il concorso, l’Ufficio Legale del Comune di Pantelleria (TP) e poi quello del Comune di Bagheria (PA). Dal 2004 al 2011 insegna Diritto Amministrativo e Diritto Processuale Amministrativo alla Scuola Sant’Alfonso di Palermo. Nel 2009 si iscrive all’Albo degli avvocati esercenti innanzi alla Corte di Cassazione. Oggi fa parte del Foro di Termini Imerese. Ha al suo attivo centinaia di giudizi in cui si e’ costituito dinanzi alla Giurisdizione Amministrativa. Nel 2022 ha conseguito il perfezionamento in "Diritto del Paesaggio" presso l'Università di Padova.