La pergotenda: quali requisiti per essere edilizia libera

Naro - Foto di Massimo Tarantino

Con la sentenza n. 131 del 2024 il C.g.a. è tornato sul tema della pergotenda.

La questione affrontata è consistita nell’inquadramento del manufatto, definito dal ricorrente ‘pergotenda’, tra le opere che richiedono il previo rilascio del permesso di costruire piuttosto che tra quelle rientranti nella categoria dell’attività di edilizia libera o la massimo tra quelle soggette a mera segnalazione.

Il C.g.a. ha ricordato di essersi più volte soffermato sull’argomento, evidenziando che secondo la giurisprudenza in materia edilizia, gli estremi per la sussumibilità di un manufatto nella categoria della pergotenda, caratterizzata dal regime di c.d. edilizia libera, si individuano nel fatto che l’opera principale sia costituita non dalla struttura in sé, ma dalla tenda, quale elemento di protezione dal sole o dagli agenti atmosferici, con la conseguenza che la struttura deve qualificarsi in termini di mero elemento accessorio, necessario al sostegno e all’estensione della tenda.

In particolare, con il parere dell’Adunanza a Sezioni riunite 573/2022, si è avuto modo di precisare che la giurisprudenza, consolidatasi sul punto, ha ritenuto che la “pergotenda”:

1) dal punto di vista fattuale, sia una struttura destinata a rendere meglio vivibili gli spazi esterni delle unità abitative (terrazzi o giardini), installabile al fine, quindi, di soddisfare esigenze non precarie; essa, dunque, non si connota per la temporaneità della sua utilizzazione, piuttosto per costituire un elemento di migliore fruizione dello spazio esterno, stabile e duraturo;

2) sotto il profilo giuridico, l’installazione di una pergotenda – tenuto conto della sua consistenza, delle caratteristiche costruttive e della suindicata funzione caratterizzante – non è un’opera edilizia soggetta al previo rilascio del titolo abilitativo atteso che, ai sensi del combinato disposto degli articoli 3 e 10 del d.P.R. n. 380/2001, sono soggetti al rilascio del permesso di costruire gli «interventi di nuova costruzione», che determinano una «trasformazione edilizia e urbanistica del territorio»; ne consegue che una struttura leggera destinata ad ospitare tende retrattili in materiale plastico, secondo la configurazione standard propria delle pergotende, non integra tali caratteristiche;

3) per poter configurare una struttura come “pergotenda”, occorre che la res principale sia costituita, da una tenda, quale elemento di protezione dal sole e dagli agenti atmosferici, finalizzata ad una migliore fruizione dello spazio esterno dell’unità abitativa, con la conseguenza che la struttura di supporto – per aversi realmente una pergotenda e non una costruzione edilizia necessitante di titolo abilitativo – deve qualificarsi in termini di mero elemento accessorio, necessario, per l’appunto, al sostegno e all’estensione della tenda; in altri termini, il sostegno della tenda deve consistere in elementi leggeri di sezione esigua, eventualmente imbullonati al suolo (purché facilmente disancorabili);

4) la tenda poi, per essere considerato elemento di una “pergotenda” (e non considerarsi una “nuova costruzione”), deve essere realizzata in un materiale retrattile, onde non presentare caratteristiche tali da costituire un organismo edilizio rilevante, comportante trasformazione del territorio. Infatti, la copertura e la chiusura perimetrale che essa realizza non presentano elementi di fissità, stabilità e permanenza, proprio per il carattere retrattile della tenda, «(o)nde, in ragione della inesistenza di uno spazio chiuso stabilmente configurato, non può parlarsi di organismo edilizio connotantesi per la creazione di nuovo volume o superficie»;

5) inoltre, l’elemento di copertura e di chiusura deve essere costituito da una tenda di un materiale, privo di quelle caratteristiche di consistenza e di rilevanza che possano connotarlo in termini di componenti edilizie di copertura o di tamponatura di una costruzione.

Si è dunque evidenziato quelle che sono le caratteristiche tali da sussumere l’intervento nella categoria di attività libera: «(l)a pergotenda consiste tipicamente in una struttura leggera, diretta precipuamente a soddisfare esigenze che, seppure non precarie, risultano funzionali (solo) a una migliore vivibilità degli spazi esterni di un’unità già esistente, tipo terrazzi e/o giardini, poiché essenzialmente finalizzate ad attuare una protezione dal sole e dagli agenti atmosferici» .

Nel caso concreto affrontato, ed applicando gli esposti principi, i Giudici hanno ritenuti che sia emerso con chiarezza che risultasse snaturata la funzione della pergotenda.

Il manufatto realizzato, infatti, non era utilizzato per le finalità proprie della pergotenda, e cioè come elemento di protezione dal sole, dagli agenti atmosferici, funzionale a una migliore fruizione dello spazio esterno di un immobile, ma ampliava di fatto la superficie dell’attività commerciale, per circa metri quadri 170.00 e non risultava di agevole rimozione.

Inoltre, la struttura della tenda non poteva essere qualificata in termini di mero elemento accessorio essendo costituita da una struttura metallica infissa al suolo, con copertura “a tenda” (sul lato sud); una struttura ombreggiante in plexiglass – quale elemento di collegamento tra la pergotenda e l’edificio – fissata agli aggetti del solaio di copertura (sul lato sud); e risultava essere una struttura importante e solida.

Risultava inoltre che la struttura era ancorata a mezzo di piastre in acciaio alla fondazione.

Neppure poteva essere annoverata tra le opere “precarie” che consentono di chiudere terrazze e verande, disciplinate in Sicilia dall’art. 20 della l.r. n. 4/2003, secondo cui «(i)n deroga ad ogni altra disposizione di legge, non sono soggette a concessioni e/o autorizzazioni né sono considerate aumento di superficie utile o di volume né modifica della sagoma della costruzione la chiusura di terrazze di collegamento oppure di terrazze non superiori a metri quadrati 50 e/o la copertura di spazi interni con strutture precarie, ferma restando l’acquisizione preventiva del nulla osta da parte della Soprintendenza dei beni culturali ed ambientali nel caso di immobili soggetti a vincolo». Diversamente da quanto previsto dalla riferita disposizione, la struttura realizzata aveva una superficie superiore ai 50 metri quadrati e non era precaria (nel senso indicato dai pareri n. 771 del 3 settembre 2015, n.105 dell’1 aprile 2020 e n. 256 del 25 maggio 2022, espressi dalle Sezioni riunite), essendo fissata al suolo in modo stabile.

Nè è risultata riconducibile alla previsione di cui all’art. 3, primo comma, lettera r), della l. reg. n. 16/2016 che contempla, fra le attività di edilizia libera, “l’installazione di pergolati, pergotende ovvero gazebi costituiti da elementi assemblati tra loro di facile rimozione a servizio di immobili regolarmente assentiti o regolarizzati sulla base di titolo abilitativo in sanatoria”.

Avv. Vittorio Fiasconaro


Vittorio Fiasconaro

Di Vittorio Fiasconaro

Laureato nel 1991, consegue il dottorato di ricerca in Filosofia del Diritto nel 1997. Nel 1994 si iscrive all’Albo. Dal 1996 al 2007 dirige, dopo aver vinto il concorso, l’Ufficio Legale del Comune di Pantelleria (TP) e poi quello del Comune di Bagheria (PA). Dal 2004 al 2011 insegna Diritto Amministrativo e Diritto Processuale Amministrativo alla Scuola Sant’Alfonso di Palermo. Nel 2009 si iscrive all’Albo degli avvocati esercenti innanzi alla Corte di Cassazione. Oggi fa parte del Foro di Termini Imerese. Ha al suo attivo centinaia di giudizi in cui si e’ costituito dinanzi alla Giurisdizione Amministrativa. Nel 2022 ha conseguito il perfezionamento in "Diritto del Paesaggio" presso l'Università di Padova.