Permesso di costruire rilasciato al vicino di casa: entro quando può essere impugnato?

Il vicino di casa che intende impugnare il titolo edilizio rilasciato a favore del confinante può farlo entro determinati termini? Questa è, in sintesi, la questione affrontata dal C.G.A.R.S. nella sentenza n. 144 del 23.02.2024.

L’individuazione del dies a quo – come individuare il momento della decorrenza per l’impugnazione

Secondo il CGA, a prescindere dalla sussistenza dell’onere, per chi intende contestare in sede giurisdizionale un titolo edilizio in sanatoria, di esercitare sollecitamente l’accesso documentale (Cons. di Stato, Sez. VI, 28 novembre 2023, n. 10198), al fine di determinare il momento della decorrenza (dies a quo), il termine per l’impugnazione non coincide con quello dell’esito dell’accesso agli atti, ma dal momento della percezione da parte del terzo della lesività del titolo edilizio rilasciato dall’Amministrazione in favore del privato confinante.

Al riguardo si richiama l’orientamento giurisprudenziale secondo cui «la piena conoscenza del titolo edilizio, individuata dall’art. 41, comma 2, c.p.a., quale momento da cui decorre il termine per impugnare, richiede non la conoscenza piena e integrale dell’atto stesso, ma la mera percezione della sua esistenza e degli aspetti che ne comportano la lesività, in modo da rendere riconoscibile per il ricorrente l’attualità dell’interesse ad agire» ( Cons. Stato, sez. IV, 18 dicembre 2020, n. 8149; Id.; 6 aprile 2020, n. 2292).

Cosicché, «vi è “piena conoscenza” quando si è consapevoli dell’esistenza del provvedimento e della sua lesività e tale consapevolezza determina la sussistenza di una condizione dell’azione, l’interesse al ricorso, mentre la conoscenza “integrale” del provvedimento (o di altri atti del procedimento) influisce sul contenuto del ricorso e sulla concreta definizione delle ragioni di impugnazione. (Cons. Stato, sez. IV, 7 febbraio 2020, n. 962).

A riprova della interpretazione resa in ordine al significato di “piena conoscenza”, con la citata sentenza di questo Cgars n. 1110/2022, si è osservato «che l’ordinamento appronta l’istituto dei motivi aggiunti dei quali (il ricorrente avrebbe) potuto avvalersi per svolgere ulteriori motivi vizianti all’esito della acquisita conoscenza di ulteriori profili fattuali (già esistenti al momento dell’introduzione del giudizio, ma ignoti) o di atti prima non pienamente conosciuti, e ciò entro il (nuovo) termine decadenziale di sessanta giorni decorrente da tale conoscenza sopravvenuta».

Avv. Antonino Cannizzo


Antonio Cannizzo

Di Antonio Cannizzo

Nasce a Palermo nel 1987 e dopo la maturità Classica si laurea nel 2014 presso l’Università degli studi di Palermo, presentando una tesi dal titolo “Le misure precautelari minorili”. Abilitato all’esercizio della professione di Avvocato è regolarmente iscritto all’Albo del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Termini Imerese ed è Titolare di uno Studio Legale in Bagheria. Nel 2020, insieme all'Avv. Fiasconaro, fonda il blog "Urbanistica in Sicilia". Nel 2021 consegue un master di 1° livello in diritto processuale amministrativo discutendo una tesi dal titolo "Danno da affidamento procedimentale e i profili di giurisdizione". Iscritto all'Associazione degli Avvocati Amministrativisti di Sicilia. Co-Autore del manuale “Abusi Edilizi: accertamento, demolizione e conseguenze economico patrimoniali” edito da Dario Flaccovio Editore. Relatore in molti convegni (cfr. sezione eventi del blog) Ha svolto molti corsi di formazione per la P.A. e per i liberi professionisti in materia di urbanistica ed edilizia regionale